Il presidente dei virologi: "Senza l'obbligo del vaccino non ci sarà l'immunità di gregge"

Il professor Arnaldo Caruso: "Necessario concentrarsi sugli over 50 e su tutte le persone a rischio come gli anziani e gli immunodepressi"

Arnaldo Caruso
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19 Giugno 2021 - 14.47


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Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), ha delineato una strategia in 3 mosse da attuare per sconfiggere Sars-CoV-2 e le sue varianti.
“Assistiamo a una pandemia sostenuta da un virus che si trasmette per via aerea con altissima efficienza, addirittura meglio di qualunque altro virus respiratorio del passato”. Contro un nemico simile, “un’immunità di gregge non può essere conseguita con l’attuale campagna vaccinale perché per raggiungerla, teoricamente, bisognerebbe arrivare a coprire oltre il 95% della popolazione. Cosa che una vaccinazione non obbligatoria oggi non è in grado di assicurare”.
Se dunque “è inutile cercare un’immunità di gregge quando non la possiamo conseguire, allora cosa dobbiamo fare?”.
Punto primo – piuttosto che rincorrere l’immunizzazione di bambini e giovanissimi, per i quali secondo Caruso il rapporto benefici-rischi della vaccinazione anti-Covid va ancora chiarito in modo più approfondito – è necessario adesso “concentrarsi sugli over 50 – esorta l’esperto, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all’università di Brescia e direttore del Laboratorio di Microbiologia dell’Asst Spedali Civili – e su tutte le persone a rischio (anziani, cronici, immunocompromessi, personale sanitario), aiutandoli nella decisione di vaccinarsi in modo completo per proteggere se stessi e gli altri”. In altre parole, gli ‘esitanti’ vanno cercati, trovati e vaccinati. 
La seconda voce nella ‘ricetta’ del numero uno dei virologi italiani, “una cosa importantissima alla quale lo Stato dovrebbe dedicarsi con attenzione – ha avvertito Caruso – è poi quella di valutare i titoli anticorpali di tutte queste persone a rischio, in modo da assicurare loro per tempo la somministrazione di un’eventuale terza dose in caso di scarsa copertura”.
Infine, terzo punto: “Per i vaccinati che non producono anticorpi, perché ricordiamoci che ci sono anche i cosiddetti ‘non responders’ – ha ricordato lo specialista – sarebbe utile prevedere in maniera molto attenta e tempestiva, fin da oggi, la possibilità di utilizzare gli anticorpi monoclonali non solo nella terapia iniziale della malattia, per non farla progredire, ma anche nella prevenzione. Perché la profilassi passiva con gli anticorpi, per questi soggetti fragili che non rispondono ai vaccini, è l’unica speranza di non infettarsi”.

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