Palù (Aifa): "Al momento la variante indiana è sotto l'1% tra i contagi in Italia"

Il presidente dell'Agenzia italiana del farmaco: "Questa variante è ancora più attrezzata per contagiosità e quindi si diffonde per cluster"

Il virologo Giorgio Palù
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29 Maggio 2021 - 14.36


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La variante indiana spaventa la Gran Bretagna, mentre in Italia pare essere stata controllata bene.

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Il merito di questa difesa è sicuramente dovuto alla distanza nelle somministrazioni dei vaccini, come spiega il virologo Giorgio Palù.

 “Noi abbiamo distanziato la seconda dose in base alla risposta clinica e immunitaria. La decisione di portare” l’intervallo per i vaccini a mRna a 42 giorni è stata presa in maniera razionale e non perdiamo niente. Mentre per AstraZeneca fino alla 12esima settimana si ha ancora una risposta ottimale. E in Italia al momento non c’è una situazione preoccupante per la variante indiana, che nel nostro Paese è meno dell’1%”.

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Il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa, fa un confronto a ‘Domande e Risposte’ spiegando la situazione della Gran Bretagna che sta registrando un aumento di casi Covid negli ultimi giorni, concentrati in particolare in alcune zone, e i dati mostrano che in un’alta percentuale si tratta di variante indiana.

“In Gb – evidenzia Palù – non è che sia ancora dominante la variante indiana. Il virus evolve. Gli inglesi sono più attenti e se ne accorgono rapidamente. Questa variante è ancora più attrezzata per contagiosità e quindi si diffonde, per il momento sono solo cluster. E in Gb ci sono molti indiani”.

E’ vero che gli inglesi sono stati apripista sul distanziamento delle dosi, ma i dati sono stati positivi, ribadisce l’esperto. “Gli inglesi hanno una mentalità molto pragmatica”, ha osservato il virologo: “Erano peggio di noi come curva epidemica, non avevano scorte di vaccini all’inizio e si sono inventati una sperimentazione sul campo. E’ sul campo dove vacciniamo massivamente la popolazione che impariamo il resto, cioè se si può allungare la distanza fra dosi. E gli inglesi hanno dimostrato che, anche allungando a 12 settimane, si poteva avere una riposta importante e che con il vaccino adenovirale più si attendeva e più la risposta anticorpale aumentava”.

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