Dopo un anno di pandemia non abbiamo imparato nulla mentre chi è ricco e paga vince

Siamo a 100mila morti, come una guerra, e attorno le macerie, le file alla Caritas, le case e i negozi all'asta, il lavoro e le speranze perdute, i fragili sempre più fragili e un mare di lacrime. 

Il Colosseo

Il Colosseo

Daniela Amenta 9 marzo 2021
Ci chiudevano tutti, chiudevano tutto, un anno fa. Un anno fa, nonostante lo sgomento, avevo speranze. Un anno fa avevamo come unico esempio la Cina che costruiva ospedali nel tempo di un respiro. Un anno fa riponevo fiducia assoluta nella Scienza, in un brevetto di vaccino condiviso collettivamente, tutti insieme, tutto per tutti. E pensavo che da questa lezione avremmo tratto insegnamenti sulla cura, sulla solidarietà, sul valore del bene comune e della Terra. Un anno fa ogni donna e uomo di medicina, di ricerca, di salute pubblica mi sembrava lavorasse ai fianchi del problema con eroica perseveranza pur di tutelarci tutti, tutte. E con loro i Governi e la politica, le Istituzioni. 
Poi ho capito che c'è chi muore come noi in corsia e chi va in Tv ad azzuffarsi, il solito pollaio, le prese di posizione rissose e totali mentre nulla è stato chiarito, nulla è chiaro. 
Poi ho capito che nei grandi laboratori del mondo si testa sul Dna dei poveri del mondo, ma i vaccini vanno all'Occidente ricco, a chi paga, in questa corsa al business che se ne fotte del dolore, così come sempre è accaduto. 
Poi ho capito che non abbiamo costruito nulla, non abbiamo imparato nulla e anzi ci siamo abituati alla conta dei morti. Oggi siamo a 100mila, come una guerra, e attorno le macerie, le file alla Caritas, le case all'asta, i negozi all'asta, il lavoro perduto, le speranze perdute, i fragili sempre più fragili, ancora più fragili e un mare di lacrime. 
Poi ho capito che stiamo allevando bambini disperati e ragazzi cui le circostanze hanno tolto per sempre la spensieratezza e le cazzate favolose dell'adolescenza, che ogni tanto si pestano a sangue pur di pensarsi ancora in vita. Come noi, come i vecchi sotto casa mia. 
Un anno dopo sono così triste.