L'infettivologo Gori chiarisce: "AstraZeneca non è un vaccino di serie B"

Da Aifa ok al vaccino anglo-svedese fino a 65 anni di età. L'infettivologo Gori: "Ottimo, evita malattia"

Vaccini Astrazeneca

Vaccini Astrazeneca

globalist 18 febbraio 2021
"AstraZeneca non è un vaccino di serie B”. A dirlo sulle pagine del Corriere della Sera è Andrea Gori, direttore di Malattie infettive al Policlinico di Milano. L’esperto racconta che “in troppi rifiutano” il vaccino anti-Covid prodotto dall’azienda anglo-svedese, per il quale l’Agenzia italiana del farmaco Aifa ha appena dato il via libera all’uso fino ai 65 anni in persone senza rischi specifici di progressione della malattia verso forme gravi. Dire no a questo vaccino, avverte Gori, è “un errore che può costare caro”.

“Molte delle persone candidate a quel vaccino si lamentano di essere state dirottate su un vaccino scadente. Si chiedono perché ai medici è stato fatto quello migliore. Che se non lo fanno a così tante categorie, qualcosa dietro ci sarà... La sensazione è che in troppi abbiano male interpretato i dati: il fatto che Pfizer e Moderna abbiano efficacia al 94% e AstraZeneca al 65% non significa che quest’ultimo non funziona. È un ottimo vaccino che evita la malattia”.


Lo specialista prosegue:



“Dobbiamo chiederci qual è la finalità di questa vaccinazione: è importante che protegga dallo sviluppo di forme gravi quindi dalla morte e dal ricovero in ospedale. E in questo senso l’efficacia è al 100%. Posso avere una forma di infezione lieve se sono sfortunato, ma non è un dramma per nessuno avere un po’ di febbre” [...] “Bisogna credere in questo vaccino. È l’unico che può portarci all’immunità di gregge”.



Un altro vantaggio del vaccino AstraZeneca è che, dice l’infettivologo Gori,  “consente di distanziare il richiamo”.



“Se per Pfizer e Moderna è tassativa la seconda dose a 21 giorni, il vaccino inglese si potrà fare dopo 12 settimane. Importante per allargare la platea della gente immunizzata nel breve periodo”.



Di ieri la notizia del libera dalla Commissione tecnico-scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) alla possibilità di somministrare il vaccino anti-Covid di AstraZeneca ai soggetti fino ai 65 anni di età in buone condizioni di salute. Alle persone più anziane o fragili andranno invece somministrati i vaccini a mRNA di Pfizer e Moderna. La circolare del ministero che recepisce le nuove indicazioni dovrebbe uscire venerdi prossimo.


L’infettivologo Gori ritiene che la decisione di Aifa sia un buon segno, ma specifica:



“Credo che serva ancora ‘limitare le limitazioni’. Aifa, rispetto a Ema, aveva sconsigliato l’uso anche su soggetti con patologie troppo comuni sopra i 55 anni. Dall’ipertensione al diabete, in molti sarebbero stati tagliati fuori senza un rischio realmente concreto”. 

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