Analisi dei vaccini: tutto quel che c'è da sapere su Pfizer, Moderna, Astrazeneca, Johnson e Sputnik

Le caratteristiche delle armi a disposizione per combattere la pandemia mondiale

Vaccini anti-Covid
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7 Febbraio 2021 - 11.46


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Tra ritardi nelle consegne e dosi tagliate, la campagna di vaccinazione sta proseguendo in tutto il mondo, così come la pandemia continua a causare enormi problemi..

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Nelle ultime settimane ci sono state diverse novità e discussioni riguardo la varietà dei vaccini che avremo a disposizione per combattere questo virus.
Analizziamo quindi un vaccino per volta.

Pfizer e Moderna – questi sono stati i primi vaccini a ricevere l’ approvazione di Fda e Ema, le agenzie regolatorie degli Usa e dell’ Europa, rispettivamente, e i primi ad essere distribuiti negli ospedali e nelle Rsa. Sono basati sulla tecnologia dell’mRNA: nessun virus, ma solo delle particelle di grassi che trasportano l’informazione che serve alle nostre cellule a produrre la proteina Spike.
Sono vaccini estremamente efficaci, intorno al 95%, il che significa che quasi tutte le persone vaccinate saranno protette e non si ammaleranno se incontreranno il virus. Questa efficacia si raggiunge con due dosi, distanziate tra loro 21 giorni (Pfizer) o 28 (Moderna).

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Il vaccino impedisce la trasmissione del virus? Non abbiamo dati certi, ma i dati preliminari ci fanno sperare che sia così. Se così fosse, usando solo questi vaccini, potremmo raggiungere l’ immunità di comunità – cioè bloccare la circolazione del virus – vaccinando il 70% delle persone che vivono in Italia (attenzione: al virus non interessa se sei cittadino italiano o immigrato; per bloccarlo, bisogna comunque vaccinare il 70% delle persone che vivono nel nostro Paese).

I vaccini sono ovviamente sicuri, ma questi stimolano una forte risposta immunitaria, specialmente nelle persone più giovani, e quindi possono causare febbre e malessere. Inoltre, in alcuni soggetti predisposti, possono causare reazioni allergiche in misura superiore ai classici vaccini.

AstraZeneca –  questo vaccino, come gli altri di cui parleremo in seguito, è basato sull’uso di adenovirus modificati in modo da non replicarsi ma di trasportare nelle nostre cellule il Dna che serve a codificare la proteina Spike. L’Ema ha recentemente approvato l’uso di questo vaccino dichiarandone un’efficacia intorno al 60%, nonostante non ci siano dati sufficienti per le persone con più di 55 anni.

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L’efficacia del 60% si raggiunge con due somministrazioni a distanza di 28 giorni. Per questo motivo, e per la scarsa efficacia, al momento è consigliato per persone con meno di 55 anni e in ottima salute, prive cioè di quelle co-morbidità (come diabete, obesità, ipertensione, problemi cardiocircolatori) che potrebbero metterle a rischio di sviluppare sintomi severi.

L’azienda sta lavorando alacremente per migliorare l’ efficacia del vaccino, modificando dosaggi e tempi, ma, per il momento, i dati non sono solidi. Così come approvato, dai dati pubblicati è chiaro che il vaccino non blocca l’ infezione, ma solo la malattia.

Johnson&Johnson –  vaccino che sarà approvato rapidamente in Usa e poi, speriamo, anche in Europa. Anch’esso basato su adenovirus e con efficacia intorno al 66% a livello mondiale (72% in Usa e 54% in Sudafrica, ma verso la nuova variante) ma con il grandissimo vantaggio di raggiungere questa efficacia con una singola dose.

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Questo vaccino, sul quale l’ Italia aveva puntato, potrebbe davvero accelerare la campagna vaccinale.

Sputnik –  i ricercatori russi hanno finalmente pubblicato lo studio di fase 3 relativo a questo vaccino.

I risultati, sebbene in qualche punto ancora non del tutto chiari, sono molto incoraggianti e mostrano un’efficacia del vaccino intorno al 92%. Anche in questo caso si tratta di adenovirus modificati e di due dosi somministrate a distanza di 21 giorni.

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Se i risultati fossero verificati da Ema, questo sarebbe, insieme a Pfizer e Moderna, il vaccino più efficace che avremmo a disposizione.

A questo punto, dopo un elenco di dati, alcune riflessioni.

La prima considerazione che mi sento di fare è che in questo momento non dovremmo avere fretta nella scelta dei vaccini. Più prodotti sono in fase di approvazione e a breve avremo la possibilità di pianificare al meglio la campagna di vaccinazione scegliendo tra diverse opzioni.

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La seconda non è nuova a chi mi segue: alcune settimane fa mi ero permessa di suggerire al Governo di valutare la possibilità di produrre da noi i vaccini più efficaci. Ora, a distanza di molte discussioni e verifiche, sembrerebbe che questa sia una strada non solo percorribile ma, a livello più generale, l’unica strada eticamente sostenibile.

Più voci si sono alzate a chiedere che, nel caso di resistenza da parte delle aziende a condividere la produzione, si possa ricorrere alla sospensione temporanea dei brevetti utilizzando licenze obbligatorie, per far fronte alle esigenze del mondo intero e non solo dei Paesi ricchi.

Lungimiranza, pazienza, razionalità e approccio globale: solo così riusciremo a usare al meglio queste potentissime armi di protezione di massa che sono i vaccini.

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