La preoccupazione dei rianimatori: "Almeno per due mesi terapie intensive saranno ancora piene"

Alessandro Vergallo, presidente del sindacato dei medici anestesisti e rianimatori: "La percentuale dei decessi in terapia intensiva, rispetto ai ricoverati in rianimazione, si attesta intorno al 40%"

Alessandro Vergallo, presidente del sindacato dei medici anestesisti e rianimatori

Alessandro Vergallo, presidente del sindacato dei medici anestesisti e rianimatori

globalist 9 gennaio 2021
Un grido più di dolore che di allarme, mentre c’è ancora chi parla di riaperture con 500/600 morti al giorno.
"Almeno per 1-2 mesi le terapie intensive saranno ancora piene. Questo è quello che possiamo prevedere vedendo l'andamento epidemiologico e quello che ci riferiscono i vari ospedali. Solo tra due mesi, forse, potremmo vedere qualche posto letto in più libero nelle rianimazioni". 
Lo ha detto Alessandro Vergallo, presidente del sindacato dei medici anestesisti e rianimatori Aaroi-Emac, facendo il punto sulla situazione delle rianimazione degli ospedali italiani.
Per quanto riguarda l'alto numero di decessi che ancora si registra in Italia ogni giorno, il presidente dell'Aaroi-Emac chiarisce "che la percentuale dei decessi in terapia intensiva, rispetto alle persone ricoverate in rianimazione, è variabile ma si attesta intorno al 40% di media. Questo - avverte - perché chi entra in rianimazione è in condizioni gravi. Ma se guardiamo la percentuale di decessi in terapia intensiva rispetto al totale nazionale abbiamo un dato inferiore al 20%".