I pediatri avvisano: “Siamo pronti a vaccinare, ma in sicurezza”

La Federazione: "Ringraziamo il ministro per la sua volontà di favorire la vaccinazione dei pediatri di famiglia come categoria prioritaria"

Pediatri italiani

Pediatri italiani

globalist 9 gennaio 2021

Ora serve uno sforzo incredibile per vaccinare 60 milioni di italiani, salvo quelli (speriamo sia una minoranza) che non vorrà.


"Ci siamo sin da subito resi disponibili a occuparci di tutte le somministrazioni previste nel Calendario vaccinale dei bambini e anche di quelle contro il Covid-19. Ma dobbiamo essere messi in condizione di farlo in sicurezza, per noi e per i nostri pazienti: il contagio corre soprattutto sul territorio. L'accordo sui test rapidi ci ha visto in prima linea con una risposta rapida ed efficace: un significativo 60% dei pediatri di famiglia si è organizzato nel proprio studio per effettuare i tamponi, ma anche gli altri non sono stati da meno organizzando la propria disponibilità in strutture individuate con le aziende sanitarie".


Lo ha affermato Paolo Biasci, presidente della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) nel suo intervento al webinar 'A me il braccio, please. Vaccinare contro il Covid-19 gli operatori sanitari' promosso dalla Fimp.


"Siamo pronti, con senso di responsabilità, a fare la nostra parte per liberare dai centri vaccinali le professionalità destinate alla somministrazione a quelli che sono stati individuati come segmenti di popolazione a rischio. Ringraziamo il ministro per la sua volontà di favorire la vaccinazione dei pediatri di famiglia come categoria prioritaria", conclude Biasci.


Le strategie di vaccinazione vedono operatori sanitari e persone vulnerabili come categorie prioritarie - ha ricordato il direttore del Dipartimento prevenzione del ministero della Salute Giovanni Rezza - ma non appena avremo la disponibilità di un numero maggiore di dosi, coinvolgeremo altre figure. I pediatri non sono entrati in questa fase perché tutti i trial del vaccino contro il Covid-19 sono stati realizzati su popolazione di età superiore ai 16 anni, quindi i loro assistiti in un primo momento saranno fuori dalla campagna. Credo debbano però entrare in gioco - sottolinea - perché il Calendario di tutte le vaccinazioni venga rispettato e non si abbatta la copertura delle altre malattie infettive''.