Il virologo Palù: "Stiamo mutando il clima e le malattie hanno fatto il salto di specie dall'animale all'uomo"

Occupando nicchie ecologiche, tipo le foreste dove vivono i pipistrelli, l'uomo si espone a quello a cui prima erano esposti solo gli animali selvatici.

Il virologo Giorgio Palù

Il virologo Giorgio Palù

globalist 30 maggio 2020

Lui è d'accordo. Ma non è un libera tutti perché proprio adesso è il momento della prudenza e della responsabilità.


"Siccome finalmente a marzo il governo ha deciso per il lockdown in tutto il Paese, che è stato efficace soprattutto al Sud, io credo che anche per coerenza bisognerebbe riaprire tutto".


Lo afferma in una intervista a 'Il Dubbio' Giorgio Palù, professore emerito dell'Università di Padova, presidente uscente della Società europea di virologia sottolineando che "È vero che ci sono regioni come la Lombardia, il Piemonte, la Liguria e ora anche la provincia di Trento dove c'è una tendenza al rialzo dei contagi: in questi casi bisognerà che ci sia un controllo adeguato. Mettere i confini tra le regioni - evidenzia - penso sia impossibile. E tener chiuso tutto il Paese perché due o tre regioni sono ancora alle prese con una curva che non scende rapidamente, mi riferisco soprattutto a quelle che producono un Pil elevato, può mettere a rischio in maniera irreversibile la situazione economica".
Secondo Palù, che in un recente webinar organizzato da Gada e Noesi sulla Fase 2 ha detto che la pandemia ci insegna che bisogna ' snellire la burocrazia dando responsabilità a pochi decisori ed esperti', "anche in questa riapertura ci vuole senso di responsabilità da parte dei decisori ma anche dei cittadini". Per il futuro bisogna aspirare allo zero nei contagi o ad una migliore convivenza con il virus?
"Il livello 0 - sottolinea Palù - sarebbe la cosa migliore ma credo che non ci arriveremo. Non possiamo fare il tampone a tutte le persone. Dovremmo affidarci alle previsioni matematiche dell'inclinazione della curva epidemica. Mi pare che i modelli matematici per la Lombardia e il Piemonte, dove ci sono ancora casi positivi che sembrano non diminuire, predicano che massimo verso la metà di giugno dovrebbe spegnersi il contagio. Sappiamo però che il virus circola in maniera asintomatica quindi dobbiamo tenere alte le misure di distanziamento sociale e di protezione individuale". 



Per quanto riguarda eventuali previsioni per l'arrivo del vaccino Palù spiega: "Ci sono già dei volontari su cui si stanno sperimentando dei possibili vaccini. Poi i cinesi ne hanno fatto uno che credo sia molto efficace sugli animali da esperimento, nel macaco. Sembra che anche i vaccini a base di Rna e Dna e piattaforme vettoriali di vettori virali come l'adenovirus producano anticorpi neutralizzanti. Ma bisogna dimostrare la vera soglia di immunità che questi vaccini conferiscono e per quanto dura".


Sull'efficacia della plasmoterapia il virologo sottolinea che "È stata usata a scopo compassionevole sulla suggestione che funzionava in molte malattie come nel morbillo e nella difterite. Nel 1901 Emil Adolf von Behring prese addirittura il Nobel grazie ai suoi studi sulla sieroterapia e sulla applicazione contro la difterite. Con la Sars e con la Mers il modello sperimentale funzionava, funziona anche con la Sars- Cov2 , come dimostrato da noi e dai cinesi. Ma - aggiunge - non è stato ancora effettuato uno studio clinico controllato: ora gli americani lo stanno facendo su un numero elevato di pazienti e sembra che funzioni. Avremo certezze a breve grazie alla prova scientifica ottenuta con metodo sperimentale. Non bastano le suggestioni".
"Tutte le malattie più terribili che abbiamo avuto nel secolo scorso e in questo - evidenzia quindi Palù - sono zoonotiche: l'hiv dallo scimpanzé, ebola dal pipistrello, l'influenza aviaria dall'anatra selvatica; e poi il 20% dei nuovi virus sono trasmessi da vettori. Perché abbiamo nuovi vettori? Perché stiamo mutando il clima e le malattie hanno fatto il salto di specie dall'animale all'uomo. Occupando nicchie ecologiche, tipo le foreste dove vivono i pipistrelli, l'uomo si espone a quello a cui prima erano esposti solo gli animali selvatici. Se consideriamo la febbre gialla o anche zika, questi virus che prima avevano solo diffusione silvestre ora si sono adattati all'uomo perché li hanno portati qui vicino a noi le zanzare. Ora - conclude - i virologi sono impegnati a studiare negli animali tutti quei virus che circolano e che non hanno ancora raggiunto l'uomo".