Ecco i 5 punti del piano che gli scienziati propongono per riaprire in sicurezza l'Italia

Per "gestire in modo sicuro la transizione da pandemia a endemia", secondo gli esperti è necessario realizzare "questa nuova struttura, con chiare articolazioni regionali"

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14 Aprile 2020 - 12.18


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Una “proposta scientifica” per riaprire in sicurezza l’Italia. “Per tornare gradualmente alla nostra vita di sempre, proponiamo la creazione di una struttura di monitoraggio e risposta flessibile, Mrf, dell’infezione da Sars-Cov-2 e della malattia che ne consegue (Covid-19) e, possibilmente, in futuro, di altre epidemie”. E’ questo il cuore della proposta messa a punto da virologi, epidemiologi, Federazione degli Ordini dei medici, medici di medicina generale e illustrata sul sito ‘Medical Facts’.

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Per “gestire in modo sicuro la transizione da pandemia a endemia”, secondo gli esperti è necessario realizzare “questa nuova struttura, con chiare articolazioni regionali, che prevediamo operare sotto il coordinamento di Protezione civile e ministero della Salute e il supporto tecnico dell’Istituto superiore di sanità (Iss)”, e che dovrà avere alcune caratteristiche generali, fra cui innanzitutto la “capacità e risorse per poter eseguire un altissimo numero di test (almeno nell’ordine di molte migliaia alla settimana) sia virologici che sierologici nella popolazione generale asintomatica”.

A firmare la proposta sono Roberto Burioni, professore all’Università Vita e Salute San Raffaele di Milano e direttore scientifico Medical Facts; Filippo Anelli, presidente della Fnomceo; Arnaldo Caruso, professore ordinario all’Università di Brescia e presidente Società italiana di virologia; Andrea Cossarizza, professore ordinario e vice-preside di Facoltà all’università di Modena e Reggio Emilia e presidente International Society for the Advancement of Cytometry; Giuliano Grignaschi, professore all’università Statale di Milano e presidente Research for Life; Giovanni Leoni, vicepresidente della Fnomceo; Pier Luigi Lopalco, professore ordinario all’Università di Pisa e presidente del Patto trasversale per la scienza; Alberto Oliveti, presidente dell’Ente di previdenza dei medici (Enpam); Guido Poli, professore ordinario all’Università Vita e Salute San Raffaele di Milano; Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg; Marcello Tavio, direttore Malattie infettive ospedale Torrette di Ancona e presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali; Guido Silvestri, direttore del Dipartimento di Patologia alla Emory University di Atlanta ed editor del ‘Journal of Virology’.

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“Non sfugge, ovviamente, alla nostra attenzione – scrivono medici ed esperti – che un simile ambizioso progetto di struttura di monitoraggio e risposta flessibile (Mrf) al rischio di ritorno dell’infezione da Sars-Cov-2, che sia rigorosamente ‘data-driven’, rappresenti un investimento significativo di risorse, necessarie alla sua rapida implementazione nei prossimi quattro-sei mesi (personale, infrastruttura, test, analisi)”, sottolineano “consapevoli che la creazione di questa struttura richiederà la definizione circostanziata di un perimetro normativo, entro cui operare, quanto più possibile in armonia e sinergia con le rilevanti entità politiche, amministrative, sanitarie e tecnico-scientifiche, a livello sia nazionale che loco-regionale”.

Nella proposta si evidenzia come “il rafforzamento del sistema sorveglianza-risposta a livello sanitario dovrà essere accompagnato da un piano complessivo di limitazione del rischio di attivazione di focolai epidemici nei luoghi di lavoro e nel sistema educativo scolastico. Tale piano dovrà prevedere una profonda ristrutturazione delle procedure e delle attività, che dovranno essere ridisegnate al fine di limitare la diffusione di virus respiratori”.

“Mentre una dettagliata valutazione economica e normativa del corrente progetto esula dallo scopo di questa prima esposizione della proposta, riteniamo tuttavia che questo possa essere un ragionevole percorso, dal punto di vista epidemiologico e virologico, per il ritorno alla normalità durante il forzato periodo di convivenza con il coronavirus che, speriamo, sarà quanto prima interrotto dall’arrivo di un vaccino”, affermano.

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Per i medici e gli esperti che hanno messo a punto la proposta, è “necessario riflettere fin da adesso su come meglio emergere dalla attuale fase di isolamento della popolazione, dalla quale pensiamo si debba uscire non appena si osserveranno 2-3 settimane di un trend stabile verso un numero molto basso di contagi e morti”. Il passaggio dalla fase “pandemica” di Covid-19 a quella “endemica”.

Queste le caratteristiche che dovrà avere la Struttura di monitoraggio e risposta flessibile, suggerita dagli esperti: “capacità e risorse per poter eseguire un altissimo numero di test (almeno nell’ordine di molte migliaia alla settimana) sia virologici che sierologici nella popolazione generale asintomatica, con rapidissime procedure di autorizzazione da parte del Governo centrale e dai singoli governi regionali, da utilizzare in caso di segnale di attivazione di nuovi focolai epidemici; struttura di sorveglianza centrale potenziata presso l’Iss, che sia responsabile sia dell’analisi dei dati in tempo ‘quasi-reale’, sia della loro presentazione da parte del ministero della Salute, a frequenza regolare, al Governo, al Parlamento e agli organismi sanitari sovranazionali”.

E inoltre, “rafforzamento della capacità regionale di sorveglianza epidemiologica, sotto forma di centri periferici di monitoraggio a diffusione capillare sul territorio e con messa a punto di sistemi di ‘epidemic intelligence’, che rilevino precocemente ogni segnale di accensione di focolai epidemici; mandato legale di proporre in modo tempestivo e possibilmente vincolante provvedimenti flessibili in risposta a segnali di ritorno del virus, tra cui forme di isolamento sociale (sospensione di attività, eventi sportivi, scuole), gestione di infetti e contatti (anche attraverso appropriate tecnologie come smart phone, App, come già sperimentato a Singapore e in Corea), potenziamento di specifiche strutture sanitarie. Infine, “condivisione della strategia comunicativa con l’Ordine dei giornalisti e i maggiori quotidiani a tiratura nazionale, nonché le principali testate radio-televisive pubbliche e private per evitare i danni potenziali sia dell’allarmismo esagerato che della sottovalutazione facilona o addirittura negazionista”.

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