Il rianimatore: "Perché fake news e campagne web possono danneggiare la lotta al Covid-19"

Le sperimentazioni pertanto vanno avviate solo dopo una analisi rigorosa del contesto e dei dati scientifici, non seguendo la spinta della pubblica opinione. Abbiamo già pagato in passato

Felice Spaccavento, specialista in Medicina Interna, Specialista Anestesia Rianimazione Ufca Asl Ba
Felice Spaccavento, specialista in Medicina Interna, Specialista Anestesia Rianimazione Ufca Asl Ba
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9 Aprile 2020 - 08.51


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In questa fase così convulsa quale impatto potrebbe avere la spinta dell’opinione pubblica sulla scienza e sulla ricerca?
Un video virale pubblicato su You Tube ha adato il via ad un meccanismo infernale che ha spinto l’Aifa ad autorizzare la sperimentazione su un farmaco senza guardare troppo per il sottile.
In Francia addirittura una petizione online fa pressioni perché venga sperimentato un farmaco per la cura del Covid-19.
Che ne possono sapere le persone che hanno firmato l’appello?

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Non c’è il rischio di una sorta di populismo sanitario che si muove su basi anti-scientifiche o pseudo scientifiche?

Globalist ne ha parlato con il dottor Felice Spaccavanto, specialista in Medicina Interna e Specialista Anestesia Rianimazione della Asl di Bari, uno dei punti di riferimento della nostra testata.

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L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo in questo momento sta evidenziando la necessità, da parte di numerose istituzioni pubbliche e strutture ospedaliere che hanno in cura i malati da coronavirus, di mettere a punto proposte di protocolli e studi clinici spesso in collaborazione con le aziende farmaceutiche.
Trattare un paziente affetto COVID-19 con farmaci che rientrano in studi sperimentali e quindi basati su un razionale scientifico, tutela il paziente e i medici che lo curano, i quali, seguendo il protocollo approvato, sono meno esposti ai rischi di controversie giuridiche.
In condizioni sanitarie normali, la sperimentazione clinica è rappresentata da qualunque studio fatto sull’uomo, con lo scopo di scoprire o verificare gli effetti di un nuovo farmaco o di un farmaco già esistente, testato per nuove modalità di impiego terapeutico, con l’obiettivo di accertarne la sicurezza o l’efficacia.
In questo periodo di emergenza, vista la necessità di identificare una cura per la malattia da coronavirus, le regole per avviare le sperimentazioni, pur restando molto rigide, hanno subito delle deroghe sempre nel rispetto e nella tutela della salute del paziente.
L’AIFA, in questo contesto, ha facoltà di accesso diretto a tutti i dati delle sperimentazioni avviate al fine di intervenire tempestivamente qualora fosse opportuno. Inoltre, insieme alla Commissione tecnico scientifica, valuta, in modo rapido, tutti i protocolli sperimentali che vengono prodotti, collaborando anche a perfezionarli in modo da avviare, se ritenuti validi, in tempi quasi immediati. Per le terapie per il trattamento del coronavirus basta aver ottenuto il parere favorevole del comitato etico dell’Istituto Nazionale per le Malattie  Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.
Per i farmaci anti Covid 19 sta accadendo anche che aziende farmaceutiche forniscano gratuitamente farmaci autorizzati per indicazioni diverse da quelle registrate, che costituiscono una speranza di cura per i pazienti per i quali non siano disponibili alternative terapeutiche valide. Questa modalità di utilizzo del farmaco prende il nome di “uso compassionevole”.
Tuttavia l’acceso dibattito sulla sperimentazioni dei farmaci anti coronavirus, sta scuotendo il mondo della scienza tanto che in più occasioni lo stesso dibattito è stato esportato anche nel mondo del web. Il quotidiano francese Le Parisien riporta di una petizione finalizzata a velocizzare le pratiche per la prescrizione della clorochina nel trattamento anti covid, che ha raggiunto quota 80 mila firme, di cui il primo sostenitore è l’ex ministro della Sanità francese.
Anche in Italia ci sono state polemiche da parte di studiosi universitari che hanno contestato potenziali pressioni di figure istituzionali sull’Aifa, per approvare una sperimentazione con un farmaco antivirale giapponese normalmente usato per l’influenza.
Questo per un potenziale video postato su you tube da un imprenditore romano in vacanza che ha messo in moto un meccanismo di coinvolgimento di massa con grande pressione dell’opinione pubblica sino al via libera alla sperimentazione.
In realtà l’obiettivo della ricerca in ambito medico deve mirare al miglioramento dell’assistenza, delle cure e dei servizi, per incrementare significativamente la salute dei cittadini, per migliorare le loro aspettative e la qualità di vita. Le sperimentazioni pertanto vanno avviate solo dopo una analisi rigorosa del contesto e dei dati scientifici, non seguendo la spinta della pubblica opinione che oggi viaggia velocemente sul web.
La nostra sanità ha già pagato per fenomeni affini che non devono mai più ripetersi. Il web può servire come un utile veicolo di informazioni se depurato da tutte le fake news. A un mese dall’inizio dell’emergenza in Italia, come rivelato da uno studio effettuato dal Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, è stato registrato un trend via via crescente di informazione e disinformazione prodotta sul coronavirus: dal 21 febbraio al 22 marzo, il 38% delle notizie pubblicate, nel giorno medio, dalle fonti di disinformazione, ha riguardato l’epidemia e, nello specifico, proprio l’ipotesi di cura e di utilizzo dei farmaci.

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