La Sardegna sarà tra le prime a riaprire? "Se riesce a contenere la diffusione del virus, sì"

Lo ha detto il virologo Piero Cappuccinelli, membro del comitato scientifico che coadiuva la Regione nella lotta al coronavirus.

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globalist 5 aprile 2020
"Se la Sardegna riesce a contenere la diffusione dell'infezione potrà essere una delle prime Regioni in cui vengono allentate le misure, ma ancora non è il momento". Lo ha detto il virologo Piero Cappuccinelli, membro del comitato scientifico che coadiuva la Regione nella lotta al coronavirus, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera dal collega Crisanti che ha ipotizzato una "gradualità territoriale" nelle riaperture, indicando la Sardegna al primo posto e per ultima la Lombardia. Poi, ha aggiunto Cappucinelli collegato in videoconferenza, "bisognerà anche vedere quanto la popolazione della Sardegna è immunizzata con questi screening che verranno fatti per identificare la risposta anticorpale nelle persone".
    In ogni caso, è intervenuto il genetista Francesco Cucca, anche lui membro del comitato nominato dal governatore Christian Solinas, "non è assolutamente il momento".
    Allo stesso modo l'assessore regionale della Sanità Mario Nieddu ha chiarito che "appena adesso iniziamo ad avere gli strumenti che ci consentono di contrastare efficacemente l'epidemia, non è tempo per fare considerazioni su riaperture".
    Proprio Cucca ha illustrato il lavoro fatto sinora dal comitato di cui fanno parte anche i professori Stefano Vella e Luca Pani.
    Un documento di otto punti corrispondenti ad altrettante raccomandazioni: proseguire con il distanziamento sociale, incrementare la disponibilità e l'impiego di mascherine nella popolazione, proteggere il personale sanitario e gli altri operatori più esposti al contagio, aumentare in modo considerevole il numero di test diagnostici diretti; le priorità sull'esecuzione dei tamponi, il contenimento dell'epidemia promuovendo una rete territoriale attraverso il potenziamento delle Usca (Unità Speciali di continuità assistenziale), incremento di test indiretti sugli anticorpi, partecipazione a trial clinici, e proseguire nel percorso di informazione e sensibilizzazione dei cittadini.