Guerra (Oms): "In Italia il coronavirus sta rallentando ma la battaglia non è vinta"

Parla il direttore vicario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: "Abbiamo risorse che sono state rafforzate, il nostro sistema rispetto agli altri paesi tiene bene"

Ranieri Guerra, direttore vicario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità

Ranieri Guerra, direttore vicario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità

globalist 25 marzo 2020

Ombre e qualche luce: "Sono preoccupatissimo per il numero di colleghi che sono stato contagiati. Dobbiamo a queste persone tutto quello che la tecnologia mette a disposizione".


Lo ha detto Ranieri Guerra, direttore vicario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità in 'Circo Massimo' su Radio Capital a proposito del personale sanitario contagiato in Italia.


"Il problema principale - ha spiegato - è che non c'è coesione in ambito europeo. Abbiamo visto un rischio di disintegrazione dell'Unione Europa, è incredibile che a distanza di un paio di mesi dall'inizio dell'epidemia ancora gli stati membri non riescono a trovare una risposta comune. L'Italia non solo è stata lasciata sola all'inizio ma è stata anche isolata e questa è una vergogna".


Riguardo il picco, "chiunque dica qualcosa adesso dice una stupidaggine. Il rallentamento della velocità di crescita del virus è un fattore estremamente positivo. In alcune regioni siamo vicini al punto di caduta della curva stessa e il picco potrebbe essere raggiunto in settimana e poi cadere. Questa settimana e i primi giorni della prossima saranno decisivi, perché sono i momenti in cui i provvedimenti di governo di 15-20 giorni fa dovrebbero trovare effetto, efficacia e impatto. Purtroppo la mortalità segue di qualche giorno la curva di diminuzione della diffusone di contagio. Ci aspettiamo di vederla decadere, ma con alcuni giorni di ritardo rispetto al numero dei contagiati".


"Siamo tutti quanti preoccupati ma altrettanto soddisfatti - ha continuato Ranieri Guerra - di quello che l'Italia ha messo in campo. Credo che i provvedimenti presi siano profondamente giusti e sono stati presi anche con una certa tempestività. Forse con qualche ritardo all'inizio, ma è comprensibile che la macchina burocratica e amministrativa ci abbia messo un po' di tempo a digerire i dati di un'epidemia che ha caratteristiche che cambiano giornalmente. La velocità di trasmissione e di espansione sta rallentando, la curva si sta appiattendo per quanto riguarda i nuovi contagi”.


Per Guerra "è un elemento positivo, ma non significa che la battaglia sia vinta, per un motivo molto semplice. L'Italia è una repubblica parlamentare fondata sulle regioni, quindi sono i cluster regionali sui quali bisogna tenere alta l'attenzione. La mortalità, invece, segue un andamento leggermente ritardato nel tempo rispetto ai nuovi contagi ed è un prodotto della nostra demografia e del fatto che alcuni cluster si sono verificati in case riposo o Rsa e hanno contagiato anziani e persone più fragili con situazioni cliniche già compromesse".


Riguardo il numero dei contagiati, Ranieri Guerra sottolinea "come sappiamo benissimo che la stima è che circa l'80% delle persone neanche si accorge di essere contagiato dal virus. Noi dobbiamo concentrarci su coloro che hanno una sintomatologia clinica. In una fase di trasmissione così estesa non si può fare altro. Ora è inutile fare stime e numeri, la realtà vera è che abbiamo un numero di pazienti, abbiamo risorse che sono state rafforzate e che al momento ancora tengono. Rispetto ad altri paesi l'Italia tiene e tiene bene".


Sulla questione dei tamponi e la differenza di strategia tra Veneto e Lombardia, il membro dell'Oms osserva a Radio Capital che "il modello veneto non è profondamente diverso da quello lombardo e da quello di tutti gli altri. Quello che cambia è il sistema sanitario regionale precedente all'epidemia. La Lombardia ha investito su certi settori, Il Veneto su altri, integrando ad esempio tutta la parte di assistenza sociale all'interno del servizio sanitario regionale. Prima che escano test rapidi con un'attendibilità e una capacità diagnostica non solo di screening generale, in questo momento la tamponatura generale come screening è semplicemente infattibile. L'aggressività dimostrata dal Veneto è su un ambito di popolazione abbastanza ristretto. Per capire chi viene infettato, dovremmo fare 60 milioni di test oggi e se la gente viene esposta oggi, domani potrebbe diventare positiva e quindi si dovrebbero ripetere 60 milioni di test e ancora il girono dopo ancora".


Infine sui tempi di circolazione del virus, ha concluso Ranieri Guerra, "la diffusione è globale, ha oltrepassato le frontiere con estrema rapidità. Nel Regno Unito ha cercato di alzare le barriere e non ci sono riusciti, Gli Stati l'hanno preso a ridere all'inizio e adesso si vede cosa sta succedendo a New York. Africa e America Latina sono dei grandi punti interrogativi, lì i sanitari non sono come i nostri e il virus può sfondare da un momento all'altro. Ci possiamo anche aspettare casistica di ritorno, come è avvenuto anche in Cina. La guardia deve rimanere alta".