Il biologo contro chi semina panico: "Frontiere chiuse e quarantene di massa non sono le soluzioni"

Parla Vincenzo D'Anna, presidente dell'Ordine Nazionale Biologi: "Esistono portatori sani e pazienti asintomatici: non si possono bloccare milioni di persone solo per precauzione"

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22 Febbraio 2020 - 11.12


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Sul Coronavirus c’è bisogno innanzitutto di fare chiarezza: oltre ai sistemi per tutelare la propria salute, bisogna tenere presente di un dato che molti stanno sottovalutando, ossia che la mortalità di questo nuovo virus non è affatto alta. 
I numeri parlano chiaro, e li spiega Vincenzo D’Anna, ex parlamentare del gruppo Ala e attuale presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi: “In Cina, secondo i dati dell’Imperial College di Londra, i contagiati venuti a contatto col sistema sanitario locale, sarebbero 80mila di cui solo il 3% è deceduto. Ma gli infettati, compresi cioè quelli non venuti a contatto con le locali strutture sanitarie, sarebbero 800mila e quindi, in tal caso, la mortalità scenderebbe allo 0,3 %, ben al di sotto, dunque, dei decessi provocati dalla comune influenza”.
Per D’Anna il vero pericolo è “il panico, e chi lo diffonde. L’Ordine dei Biologi ed i suoi iscritti sono a disposizione delle istituzioni sanitarie”. 
“Gli scienziati possono certo far politica, sarebbe anzi un vantaggio per la collettività se spendessero i propri talenti per servirla. Viceversa, la scienza che fa politica è certamente dannosa” continua il biologo, che chiarisce che “sbaglia chi, vestendo i panni dell’intemerato difensore della scienza, ‘bacchetta’ il governo sul fronte dell’emergenza Coronavirus, per non aver dato vita alla quarantena di massa ed alla chiusura ed al controllo di tutti i varchi di frontiera. Purtroppo – aggiunge ancora il presidente dei Biologi – esistono i portatori sani e quelli che, pur avendo addosso il virus, non avvertono ancora i sintomi della malattia”.
Inoltre, rimarca ancora D’Anna, “il Covid 19, contrariamente a quanto sospettato, è entrato dal Nord del Paese, non certo da Lampedusa. Non siamo in Cina – spiega l’ex parlamentare – ove i diritti e le libertà civili sono del tutto subordinati ai voleri dittatoriali del partito al potere. Non si possono sequestrare decine di migliaia di persone solo per mera precauzione”.

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