Roberto Burioni sul coronavirus: "Per questi motivi è importante la quarantena"

Il virologo parla dei rischi di contagio: "Glo italiani rimpatriati da Wuhan sono stati messi in quarantena. Ieri uno di loro è risultato positivo al coronavirus. Possiamo trarre delle conclusioni".

Roberto Burioni

Roberto Burioni

globalist 7 febbraio 2020

La parola di un esperto spesso attaccato in maniera volgare da No Vai e sovranisti.
 "Sono arrivati quattro giorni fa da Wuhan in 56, subito isolati nell'ospedale militare di Roma. E per fortuna, visto che uno è stato trovato positivo al virus".


A sottolinearlo è il virologo Roberto Burioni, che in un post su 'Medical Facts' spiega perché "la quarantena è importante". "Quattro giorni fa - sottolinea Burioni - 56 italiani sono stati rimpatriati da Wuhan, con un volo dell'Aeronautica militare, e poi sono stati messi in quarantena. Ieri uno di loro è risultato positivo al coronavirus. Possiamo trarre delle conclusioni".
"La prima, la più importante - evidenzia - è che queste 56 persone quando sono partite dalla Cina stavano tutte bene. Sono state visitate, controllate tanto accuratamente che un giovane con un lievissimo rialzo termico è stato lasciato lì. Oggi una di loro si ammala. Questo ci fa capire diverse cose. La prima è che controllare i passeggeri degli aeroporti è importantissimo (e bene fa il ministro Speranza a farlo), ma non sufficiente. Il periodo d'incubazione di cinque giorni permette a un passeggero di partire sanissimo e di ammalarsi a destinazione, diffondendo il contagio".
La seconda "è che, se non ci fosse stata la tanto criticata quarantena - aggiunge Burioni - questo signore, che aveva sintomi insignificanti, ieri sarebbe stato in giro per l'Italia, nelle metropolitane, nei supermercati, ovunque, mentre nella sua saliva e nel suo secreto respiratorio c'era il virus. Dire che questa persona non è infettiva, o che è poco infettiva, è semplicemente da pazzi. Una persona che ha il virus nelle secrezioni respiratorie e nella saliva è infettiva fino a prova contraria. E la prova contraria ancora non c'è. Solo grazie al ministro, alla sua energica (e ingiustamente criticata) azione possiamo stare tranquilli sul fatto che il contagio non si è diffuso nel nostro Paese. E possiamo continuare a vivere in tutta tranquillità".
"Ultima considerazione: tra i nove cittadini belgi fatti rientrare da Wuhan, uno è risultato positivo. Tra i 56 italiani un altro è positivo. Questo è accaduto quattro-cinque giorni fa e mi fa sospettare - aggiunge - che la situazione in quella zona della Cina sia totalmente fuori controllo. Se è fuori controllo a Wuhan, temo che potrebbe essere fuori controllo in altre zone di quel Paese. Il virus in Cina - ribadisce il virologo - potrebbe essere fuori controllo, ma da noi non c'è ancora. L'unica possibilità che abbiamo per non farlo entrare è solo, e solamente, la quarantena di chi rientra. Tutti, senza distinzione. Non è razzismo, ma un semplice ed elementare gesto di autodifesa, che agli isolati costa un lieve disagio e a noi fornisce una infinita sicurezza, evitando infine odiose e inutili discriminazioni. Peraltro, quanto siamo tutti uguali ce lo rammenta il virus, che colpisce chiunque, senza fare distinzioni di sesso, nazionalità, censo o aspetto fisico. La scienza non è democratica, il coronavirus decisamente sì", conclude.