Tumore al seno, arriva la nuova cura senza chemio

Gli ultimi dati sulla sopravvivenza globale aggiungono, infatti, altra 'vita' alle pazienti, e il beneficio clinico si associa al mantenimento della qualità di vita delle pazienti.

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29 Gennaio 2020 - 13.40


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Addio alla chemio, più quantità e qualità di vita per le pazienti con il tumore del seno più frequente, che riguarda circa il 70% del totale dei casi in stadio avanzato e 10mila pazienti ogni anno. Abemaciclib, approvato e rimborsato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) lo scorso 12 dicembre, è disponibile anche sul mercato italiano per tutte le pazienti, in pre, peri e post-menopausa, con carcinoma mammario avanzato o metastatico positivo ai recettori ormonali (HR+), negativo al recettore del fattore umano di crescita epidermico di tipo 2 (Her2-).

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La somministrazione è prevista in associazione con un inibitore dell’aromatasi non steroideo (Nsai; anastrozolo o letrozolo) o fulvestrant; o come terapia endocrina iniziale o in donne che hanno ricevuto una precedente terapia endocrina. L’approvazione italiana segue quella europea e viene dopo la pubblicazione degli studi Monarch 2 e Monarc 3. Abemaciclib usato in associazione con un Nsai, aveva già dimostrato di ridurre il rischio di progressione di malattia o morte del 46% nelle pazienti con carcinoma mammario avanzato nello studio Monarc 3, e ha determinato un incremento della sopravvivenza globale di 9,47 mesi (da 37.25 a a 46.72 mesi) nello studio Monarch 2.

Gli ultimi dati sulla sopravvivenza globale aggiungono, infatti, altra ‘vita’ alle pazienti, e il beneficio clinico si associa al mantenimento della qualità di vita delle pazienti. Abemaciclib, prodotto da Eli Lilly, è un inibitore selettivo delle chinasi ciclina-dipendenti (Cdk) 4&6, in grado di inibire la proliferazione delle cellule maligne. Non solo, grazie alla sua alta selettività e al differente profilo di sicurezza, abemaciclib è l’unico inibitore di (Cdk) 4&6 che può essere somministrato in continuo, inibendo costantemente lo stimolo neoplastico alla proliferazione

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“Questo farmaco – spiega Pierfranco Conte, professore di Oncologia medica all’Università di Padova e direttore della divisione di Oncologia medica 2, all’Istituto Oncologico Veneto – è un inibitore selettivo molto efficace in grado di prolungare il controllo della malattia nelle pazienti con tumore al seno sensibile agli ormoni. Aveva già mostrato un notevole beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione, ma ora, i risultati del Monarch 2, mostrano un miglioramento significativo anche nella sopravvivenza globale delle donne affette da carcinoma mammario avanzato HR+, Her2-. Ora queste pazienti hanno un’opzione di trattamento che può consentire loro un allungamento di vita. Non dimentichiamo che quando ricevono una diagnosi di carcinoma mammario avanzato, le pazienti apprendono anche che la loro malattia, per quanto possa essere gestita, rimane incurabile. Oggi possiamo offrire una speranza in più”.

I risultati di sopravvivenza globale (Overall survival) sono stati coerenti nei sottogruppi, inclusi quelli in donne con fattori prognostici negativi, il cui tumore era rapidamente progredito o si era diffuso ad altri organi, come fegato o polmoni. Queste sono le caratteristiche che qualificano la malattia come aggressiva e indicano che una donna potrebbe avere maggiori probabilità di peggiorare. Oltre all’allungamento della vita, una analisi esplorativa di questi dati ha mostrato che abemaciclib in combinazione con fulvestrant ha ritardato il tempo necessario prima del ricorso alla chemioterapia, con un tempo mediano alla chemioterapia di 50,2 mesi contro 22,1 mesi del placebo. Questo dato costituisce un traguardo di rilievo nel trattamento del carcinoma mammario avanzato poiché i medici mirano a ritardare il più possibile la chemioterapia.

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