Un italiano che va a morire in Svizzera è una sconfitta della politica e di tutti

Ancora una volta a portare avanti queste battaglie sono rimasti i radicali, ora privi di Pannella

Dj Fabo e la sua compagna prima dell'incidente

Dj Fabo e la sua compagna prima dell'incidente

Giancarlo Governi 27 febbraio 2017

Sembra una notizia marginale in questo scatafascio di notizie negative che ci investe ogni giorno, in tempo reale senza dover aspettare i giornali del mattino. Ma è invece una di quelle notizie che ti lasciano basito, che ti annientano:  sapere che un italiano, un tuo connazionale, per mettere fine alle sue inutili sofferenze e a una vita che da tempo non è più vita, è dovuto andare in Svizzera. Dopo due anni di inutili tentativi, di suppliche e di disperazione.
Mi fa pensare che per noi italiani le conquiste civili sono arrivate sempre con ritardo e quasi sempre dopo lotte lunghe e aspre. Come fu per il divorzio, difeso con un referendum abrogativo che divise gli italiani. E poi la legge sull’aborto, che mise fine alla piaga degli aborti clandestini. Quindi la battaglia per la gravidanza assistita per mettere fine all’odissea a cui si sottoponevano le coppie italiane che per avere  un figlio dovevano andare in Spagna. Per continuare con le coppie omosessuali discriminate di fronte alla Costituzione. E non è finita: sono anni che si discute della necessità di dare all’Italia, come a tanti paesi civili, una legge che preveda il “fine vita”, che impediscano l’accanimento terapeutico, che insomma permettano all’individuo di decidere da solo quando è giunto il momento di uscire dal calvario evitando cure che non risolvono e che non curano.
Ma i politici sembrano non curarsi di queste cose perché hanno paura di perdere voti o comunque di non guadagnarli o comunque perché non la ritengono una battaglia politica. La notizia della morte del concittadino in Svizzera suona per loro come una sentenza di condanna, la condanna peggiore per una classe politica, quella di non fare gli interessi dei cittadini che rappresentano e di non capire le esigenze di una società civile.


Ancora una volta a portare avanti queste battaglie sono rimasti i radicali, privi dell’appoggio di Marco Pannella e fuori dal Parlamento ma sempre attivi e vigili nella società civile. Grazie radicali per tutte le battaglie che avete fatto vincere a noi italiani e per combattere anche questa.