Morto Gianni Ferrara, costituzionalista di sinistra che difendeva democrazia e diritti

Lo studioso aveva quasi 92 anni. Promosse con Rodotà una riforma parlamentare e il referendum sull’acqua, era stato deputato e ha formato molti costituzionalisti

Gianni Ferrara

Gianni Ferrara

redazione 23 febbraio 2021Culture
Costituzionalista, di sinistra, docente universitario di diritto costituzionale alla Sapienza, parlamentare per due legislature, la IX e la X, dal 1983 al 1992, prima deputato per la Sinistra indipendente fino al 1987 e poi del gruppo comunista, mentre in precedenza era stato nel Partito Socialista, dal quale uscì perché non seguiva la linea di Bettino Craxi: era Gianni Ferrara, morto sabato 20 febbraio nella sera a Roma Alla soglia dei 92 anni, era in ospedale per una polmonite batterica. Era nato il 21 aprile 1929 a Casal di Principe in provincia di Caserta. Alla sua scuola si sono formati molti dei costituzionalisti italiani. Aveva fondato e diretto la rivista online Costituzionalismo.it, collaborava e sosteneva il quotidiano il Manifesto. Niente funerali, la una sola richiesta, essere ricordato come professore emerito dell’ateneo romano e deputato.

Wikipedia riprende un brano dalla presentazione del libro “Leopoldo Elia. Discorsi parlamentari” a Palazzo Madama, nella Sala Koch, del 5 ottobre 2018, dove rendeva chiaro il suo pensiero sull’azione politica ed etica: «Siamo stati (...) funzionari parlamentari tutti e due, Elia al Senato, io alla Camera, per un periodo anche contemporaneamente. Una esperienza singolare, come si sa, per le "regole d’ingaggio" che impongono la assoluta neutralità politica per il servizio alla politica, regole che noi rigorosamente osservavamo nell’esercizio dei compiti affidatici pur partecipando al dibattito culturale e programmatico dei due partiti di riferimento: Elia la Democrazia cristiana, io il Partito socialista italiano prima di Craxi. Di questi partiti non potevamo essere e non fummo militanti perché militanti lo eravamo, sì, ma della Costituzione nella quale noi due, anche se con diversa accentuazione e per differenti sviluppi, riconoscevamo i nostri ideali etico-politici». E in un passaggio da “Il diritto come Storia” scriveva: «Aver scoperto che fatto e diritto sono inscindibilmente legati, ‘nascono in simbiosi’, è lo stesso che presupporre cultura: è già a questo punto ed in questo senso che si può dire che il diritto è storia». Tra i suoi testi si citano un libro su “I comunisti italiani e la democrazia”.

Critico verso il neoliberismo, nella sua battaglia in difesa della Costituzione, con Stefano Rodotà propose una riforma parlamentare piuttosto radicale per salvaguardare la democrazia parlamentare: monocameralismo, parlamentari ridotti a 500 ma in una legge elettorale proporzionale, limiti ai decreti d’urgenza, centralità del Parlamento rispetto al governo. Ha sempre chiarito che il referendum recente sul taglio dei parlamentari distava anni luce dalla precedente proposta di riforma.