Librerie indipendenti a rischio crollo da Coronavirus. Le proposte per resistere

Tra le ipotesi: consegnare i volumi alle edicole. Lo scrittore De Consoli: compriamo tutti un libro online. L’Associazione librai: il 2020 già compromesso

La libreria Mondo Offeso di Milano. Foto da Flickr.com

La libreria Mondo Offeso di Milano. Foto da Flickr.com

redazione 23 marzo 2020Culture
Le librerie faticano, per le librerie indipendenti è ancora più dura: non appartengono a una catena imprenditoriale e già in tempi normali vivono ogni in bilico, sul filo di tante spese e introiti spesso appena sufficiente a tirare avanti. La chiusura da virus può diventare sempre più devastante. Eppure sono una presenza indispensabile per una cultura che abbia più direzioni e voci diverse, ancor più, per una civiltà che voglia dirsi ed essere democratica.

La recente legge sull’editoria dovrebbe dare loro più respiro, se il Coronavirus non togliesse aria a tutti e anche a chi commercia libri. Secondo l’ufficio Ali (Associazione librai italiani) associata a Confcommercio il calo di fatturato restando al periodo 23 febbraio al 25 marzo ammonterà a circa 47 milioni di euro, con una diminuzione di guadagni di circa 16 milioni e mezzo di euro. Ma se si considerano i mancati guadagni con le scuole chiuse e quelle per i festival e le presentazioni cancellati, la somma salirebbe molto.

All’agenzia Agcult il presidente dei librai associati a Confcommercio, Paolo Ambrosini, ha definito “già compromessa la redditività per quest’anno delle nostre aziende”. Ambrosini chiede con urgenza “un piano nazionale straordinario per l’apertura e il rinnovo delle librerie, la revisione dei criteri del tax credit librerie”. L’Ali chiede detrazioni fiscali sugli acquisti, di potenziare il bonus per i diciottenni app18, sostegni a favorire l’acquisto di testi scolastici per famiglie disagiate.

Di fronte al possibile collasso delle librerie causato dalla chiusura non si sa fino a quando, lo scrittore Andrea De Consoli ha proposto che oggi, 23 marzo (e magari anche nei giorni successivi), sia un giorno per l’editoria e che ognuno di noi compri un libro dai siti degli editori.

Resta la domanda su cosa possono fare le librerie indipendenti, un tessuto indispensabile per la cultura e la civiltà di un paese. Tanto più ora che sono chiuse e l’alternativa per chi voglia acquistare libri è chi li divora, Amazon. Sul Giornale.it Andrea Caterini ha proposto che quelle librerie vendano anche loro tramite internet, con il loro sito o creandone uno, e che – proposta assennata – non puntino su titoli e bestseller che le catene librarie hanno in quantità ma su settori meno battuti come per esempio saggi, poesia e una narrativa meno di consumo.

Dal suo fronte Giulia Guida, segretaria nazionale Slc-Cgil, ha proposto che le librerie possano consegnare libri a domicilio oppure nei negozi aperti come le edicole. La sindacalista rilancia in pratica una proposta dell’Associazione Librai Italiani secondo la quale – riporta illibraio.it – “le librerie possono svolgere attività di consegna a domicilio o in modalità drop presso gli esercizi commerciali aperti e questo in alternativa alla consegna tramite corriere”, rispettando le disposizioni per la tutela dei lavoratori. La proposta, puntualizza l’Ali, “frutto di un’interpretazione che ci è stata data da Confcommercio”, per cui l’associazione suggerisce di informarsi presso gli uffici di commercio del Comune.