Fuori da Gaza, ma mai del tutto, ecco i sogni dei giovani palestinesi

Rashid vuole studiare a Londra, Imam viene scelta per un attacco suicida. Il romanzo di Selma Dabbagh ci svela i ragazzi della Striscia a noi sconosciuti

"Fuori da Gaza" di Selma Dabbagh, Guardian Book of the year per due anni consecutivi

"Fuori da Gaza" di Selma Dabbagh, Guardian Book of the year per due anni consecutivi

redazione 10 novembre 2017Culture

di Delia Vaccarello


 


Chi sono i giovani palestinesi? Siamo in grado di intuire le loro storie, i sogni, il desiderio di avere un futuro, le strategie messe in atto per realizzarlo? Forse respiriamo un'aria troppo intrisa di pregiudizi, forse siamo tutti presi nella rete di una soffocante quanto diffusa islamofobia per intravedere i profili dei ragazzi della Striscia. A farci entrare nelle vite di Rashid che vuole andare a studiare a Londra e di Iman, la sorella gemella, alla quale viene proposto di farsi esplodere in un attacco suicida è Selma Dabbagh con il suo romanzo “Fuori da Gaza” pubblicato e tradotto dalla casa editrice Il Sirente. Rashid vuole andare via, anche se lavora in un centro di volontariato, anche se conosce il senso della lotta per il suo popolo, è “fuori”.


E' già fuori quando ci sono i bombardamenti, e lui fuma uno spinello fatto grazie a Gloria, la pianta di marijuana che coltiva con passione, è fuori quando vede nella sua camera dvd con vampiri e poltergeist, è fuori quando pensa alla ragazza che lo fa impazzire. E quando riceve la mail con la comunicazione della borsa di studio per l'Inghilterra sa bene che equivale per lui a una scarcerazione.


Iman è dentro. Ma qualcuno vuole che lo sia ancora di più. “Abbiamo un compito per te”, le viene detto da una donna che l'avvicina anticipandole altri contatti. Viene portata a vedere in una stanzetta i giovani corpi delle vittime dell'ultimo bombardamento, la scorgiamo intenta a osservare un depliant di un centro per i mutilati che ha visitato mesi addietro. E la immaginiamo soccorrere bambini con moncherini e tubicini in bocca. Hanno un fratello maggiore che sta faticosamente cercando di scrivere un saggio sull'Intifada e che a differenza di loro ha una vita ormai tragicamente segnata dai bombardamenti, non ha le gambe e patisce i dolori atroci delle piaghe sul fondo schiena. Con una scrittura sensuale, capace di modulare termini raffinati e linguaggio quotidiano insieme a un lessico della paura e dell'orrore Selma Dabbagh scrive un romanzo d'esordio illuminante, Guardian Book of the year per due anni consecutivi.


La narrazione di ciò che avviene entro il nucleo familiare diventa specchio delle divisioni della società palestinese e del modo diverso di concepire la Resistenza, molto influenzato dai diversi approcci generazionali. Lo sguardo della scrittrice anglo-palestinese tratteggia un fuori che appare un “non luogo” tanto agognato quanto irragiungibile, rappresenta il desiderio non solo di una vita normale ma anche di allentare o dimenticare anche solo per un istante l'occupazione, quasi diventata ormai non solo condizione storica e politica dei palestinesi ma anche esistenziale.


Rashid riesce a raggiungere il suo “fuori”. Nell'anno londinese, conquistato grazie alla borsa di studio, lo sorprendiamo chiedersi quale sia il suo dovere nazionale “strappato da qualsiasi luogo tranquillo gli fosse stato offerto, spinto in un mondo conflittuale dove non aveva spazio”. Dopo pochi istanti lo vediamo leggere una email del fratello che lo riporta in Palestina, che gli narra delle divisioni con una parte dei parenti, dovute a questioni politiche, dell'organizzazione per favorire coloro che non hanno un appartamento e vivono in tenda, della nuova casa lasciata dalla moglie di un uomo collaborazionista dove andranno, una casa con un giardino auspicabile per chi vive in carrozzina, dove la madre sta già allestendo un orto.... Rashid è a Londra ma non è a Londra, adesso che è fisicamente “fuori” non può davvero esserelo. A strattonarlo tra Inghilterra e Gaza sono email, discorsi politici, ma anche gli incubi che turbano il suo sonno. E qui il senso della narrazione da storico e antropologico si fa anche più profondo. Per quanto si sogni e realmente si vada “fuori”, nulla è fuori, sembra suggerirci l'autrice.


Tra dentro e fuori nessuna differenza.