I draghi taumaturghi: l'illusione per i re medievali che si diceva guarissero solo con l'imposizione delle mani

C'è tanta aspettativa per il salvifico Draghi. Marc Bloch raccontava dei sovrani guaritori e di come la propaganda si alimentasse grazie alla collaborazione attiva della gente

Draghi alla Camera

Draghi alla Camera

Gabriella Piccinni 28 febbraio 2021Culture

Vaccinazioni, il piano Draghi, titola la Repubblica il 28 febbraio, annunciando il lodevole sforzo del governo per aumentare il ritmo giornaliero delle vaccinazioni contro il Covid 19. Sforzi che dipenderanno prima di tutto dal numero delle dosi in arrivo, che si dovrebbe arricchire in maniera seria quando a marzo sarà disponibile il vaccino J&J, e poi dall’organizzazione e potenziamento della rete di somministrazione (leggi prima di tutto assunzione di nuovo personale). 

Ciò avverrà però in base a un piano previsto da tempo, perché, ci spiegano i più avvertiti, queste cose non si improvvisano da un giorno all’altro. Nemmeno se Draghi è Draghi e nemmeno se nessuno mette in dubbio le sue capacità di essere ascoltato in quella parte del mondo che conta e che decide. Naturalmente noi tutti aspettiamo con ansia e desideriamo “la svolta” che ci porti fuori dal tunnel e facciamo il tifo perché il vaccino ci sia, sia per tutti, e che ci siano pure tanti vaccinatori.

Resta però un retrogusto strano, come l’impressione che un ‘di più’ di salvifico stia arricchendo agli occhi della gente l’immagine di Mario Draghi, non tutto ancora pienamente meritato con il sudore della sua fronte.

Così, da brava medievista, mi è venuta l’idea di riprendere in mano un bel libro letto tanti anni fa. Vecchio di quasi cento anni, lo scrisse nel 1924 il grande storico francese Marc Bloch, tradotto in italiano nel 1973 con il titolo I re taumaturghi. Studi sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza dei re particolarmente in Francia e in Inghilterra.

 

Tema del libro è una “gigantesca notizia falsa”, il rito della cura e guarigione da una malattia allora molto diffusa, la scrofola (da noi conosciuta come adenite tubercolare), mediante il tocco delle mani da parte dei re cristiani di Francia e di Inghilterra. Ce ne erano altri, per la verità, di re taumaturghi (cioè guaritori), anche quelli di Danimarca pretendevano di guarire l'epilessia, quelli di Ungheria l'itterizia, gli Asburgo la scrofola e il gozzo, i re di Spagna gli indemoniati, e anche qualcuno degli Angioini provò ad esercitare questo prestigioso potere. Per curare un malato, il re taumaturgo doveva semplicemente toccarlo, fare il segno della croce e, alla fine, lavarsi le mani. L’acqua di quel lavaggio poteva essere conservata e somministrarla agli ammalati, e questo aumentava l’efficacia della terapia.

 

Forse, questo del re che guarisce gli scrofolosi toccandoli, è il più significativo dei miti che contribuirono a creare un'immagine prestigiosa di colui che detiene il potere. Ma non è solo una questione di credulità ingenua della gente, perché Bloch mette in luce il carattere strumentale della diffusione del mito. La santità del re e il suo potere di guaritore è anche il risultato di un’operazione propagandistica voluta e costruita con abilità, pezzo per pezzo, mettendo a punto riti o simboli  che servono ad accreditare il carattere sacerdotale del potere monarchico e dunque a rafforzare il principio che “lui” è intangibile, e perciò ogni offesa che gli venga eventualmente rivolta è un sacrilegio.

 

Marc Bloch ci insegna infine che questa storia del carisma del potere, la storia di una superstizione e di un miracolo presunto, sono anche storia della responsabilità di chi ci crede perché la collaborazione attiva della gente è l’ingrediente decisivo e necessario per il successo dell’operazione.
Anzi, il fatto che il sovrano, guarendo, esaudisca il bisogno che i governati hanno di un capo divinizzato, meglio se munifico e taumaturgico, già li consola e gratifica. L’illusione di ricevere dall'alto ciò che non si è in grado di conquistarsi dal basso, colma insomma l'immenso vuoto di potere che li costringe al loro ruolo subalterno. Perché, termina Bloch, “il miracolo esiste a partire dal momento in cui ci si può credere e tramonta e poi sparisce quando non ci si può credere più”.