E’ più difficile ottenere un prestito da una banca che da un usuraio. E quindi...

Il ricorso a forme di finanziamento usurario e pertanto illegale da parte di quanti privi di denaro e di risorse non offrono garanzie per fruire di un credito bancario, per ottenere un mutuo, è molto cresciuto.

Denaro

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Giacomo Todeschini 1 dicembre 2020Culture

L’aumento della povertà tipico dell’Italia ma anche del mondo negli ultimi anni, inasprito com’è dall’attuale pandemia, ha determinato un aumento dei prestiti a usura.


Il ricorso a forme di finanziamento usurario e pertanto formalmente illegale da parte di quanti, persone o aziende, privi di denaro e di risorse, non offrono abbastanza garanzie per poter fruire di un credito bancario, per ottenere un mutuo, è molto cresciuto. Il problema, in Italia, è stato più volte segnalato dalla Consulta Nazionale Antiusura e dalle organizzazioni che si occupano di questo problema e che sono riconosciute dal Governo italiano (https://www.interno.gov.it/it/associazioni-antiracket-fondazioni-antiusura; https://www.interno.gov.it/it/elenco-referenti-prevenzione-e-usura).


La questione, però, è resa complicata dalla normativa bancaria riguardante il confine oggettivo fra interesse che può essere legittimamente preteso e interesse illegittimo e illegale perché usurario. Dal punto di vista normativo, infatti, la differenza fra il tasso di interesse lecito e il tasso di interesse illecito ossia usurario non è perfettamente chiara, in primo luogo perché la definizione del tasso di interesse lecito dipende dal costo medio del denaro ossia da un valore fluttuante la cui stima è affidata ad Enti, bancari e non, a cui è anche confidata ufficialmente la gestione dei prestiti e l’apertura dei crediti. Come recita in proposito il sito della Banca d’Italia: “Dal 14 maggio 2011 il limite oltre il quale gli interessi sono ritenuti usurari è calcolato aumentando il Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM) di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori quattro punti percentuali. La differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali (...). Tale metodo di calcolo è stato introdotto dal d.l. 70/2011, che ha modificato l'art. 2, comma 4 della legge 108/96, che determinava il tasso soglia aumentando il TEGM del 50 per cento. Il TEGM risulta dalla rilevazione effettuata ogni tre mesi dalla Banca d'Italia per conto del Ministro dell'Economia e delle Finanze. Le tabelle dei TEGM sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale, sui siti della Banca d'Italia e del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Il TEGM, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, si riferisce agli interessi annuali praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari per operazioni della stessa natura.”


 


Queste complicazioni, ma soprattutto quella che deriva dal fatto di collegare l’usura al prezzo del denaro, ossia al suo costo medio, un valore incerto ed oscillante definito dagli equilibri di mercato e sostanzialmente pilotato dal sistema bancario che fa capo alla Banca Mondiale, fanno sì che l’usura sia spesso difficile da riconoscere e da condannare. Diventa quindi a volte difficile distinguere le vittime dell’usura da chi è indebitato con un Ente o con una persona che eroga prestiti a interesse legalmente.


 


Questa incertezza e la conseguente difficoltà di difendere chi è più indifeso socialmente dall’usura, non è cosa nuova, ma affonda le sue radici nella storia dell’usura e del prestito a interesse, una storia le cui logiche diventano chiare se si guarda all’epoca medievale quando essa ebbe inizio.


 


Fu infatti fra XIII e XV secolo che la condanna dell’usura come di una pratica economica riprovevole si intrecciò con la crescente legittimazione delle transazioni creditizie, anch’esse prestiti a interesse, praticate dai grandi imprenditori d’affari, dagli Enti pubblici e, in Italia, dalle città-stato che prendevano denaro a prestito dai privati cittadini e restituivano questi prestiti con titoli di credito che garantivano il pagamento di un interesse periodico da parte dello Stato (qualcosa di simile agli odierni Buoni del Tesoro). All’epoca non era facile, vista l’estrema mutevolezza del valore del denaro e l’inesistenza di poteri che potessero fissarlo durevolmente, stabilire la differenza fra un tasso d’interesse legale e uno illegale ossia usurario. Di conseguenza nel medioevo e poi nell’età moderna il confine fra usura e prestito lecito, fra usura e credito, fu piuttosto vago e lasciato di norma alla decisione dei poteri pubblici locali. Quello che però si venne affermando sempre di più fra Tre e Cinquecento fu che si poteva presumere che non fossero usurari i prestiti a interesse erogati da Enti pubblici come, ad esempio, oltre alle città o agli stati, gli Enti pii e gli Ospedali, oppure da privati, grandi mercanti e banchieri le cui attività economiche erano considerate di importanza pubblica. 


 


Alla fine del Quattrocento, la fondazione dei Monti di Pietà, convertiti poi in banche di Stato nel corso del Cinquecento, diede il via a un sistema finanziario che legalizzava il tasso di interesse ossia il costo del denaro determinato dalle realtà bancarie. A questo punto la differenza fra la legittimità delle operazioni creditizie gestite da grandi gruppi economici e dalle banche e la illegittimità dell’usura praticata da privati di scarso significato politico divenne evidente.


 


Ci si può chiedere se esiste un rapporto fra la realtà odierna del mutuo e dell’usura e la secolare abitudine europea e in particolare italiana a considerare usura i prestiti a interesse gestiti illegalmente da operatori privati o comuni strozzini, e a considerare invece mutui a interesse perfettamente legali quelli gestiti da istituzioni pubblicamente riconosciute come le Banche e gli Istituti finanziari. Oggi come nel passato, al di là della misura del tasso di interesse, la differenza principale fra i prestiti erogati dagli usurai e e quelli concessi da Banche ed istituti finanziari è costituita dalle garanzie richieste a chi richiede un prestito. E’ più difficile ottenere un prestito da una banca che da un usuraio. L’usura oggi come ieri è riservata a chi è meno riconoscibile socialmente e che quindi risulta meno affidabile.