Cari ministri, il femminicidio di Cisterna di Latina si poteva evitare

L`appello invita ad usare il "metodo Scotland" che in Gran Bretagna, attraverso il monitoraggio delle situazioni a rischio ha portato a una forte diminuzione dei femminicidi

Antonietta Gargiulo e le figlie

Antonietta Gargiulo e le figlie

globalist 4 marzo 2018

Una lettera-appello "per Antonietta Gargiulo e per le sue figlie" rivolta ai ministri dell`Interno, della Difesa, della Sanità e della Giustizia per quanto di loro competenza, scritta da un gruppo scrittrici, giornaliste e intellettuali. Il testo ripercorre la vicenda della donna gravemente ferita dal marito che poi ha ucciso le figliolette prima di suicidarsi, e invita i responsabili istituzionali ad analizzare e studiare il caso come emblematico di ciò che non deve accadere, per capire come sia stato "inutile che Antonietta Gargiulo denunciasse, si premunisse, rendesse noto a tutti e in particolare ai servizi e alle autorità che lei e le sue figlie erano in gravissimo pericolo".
L`appello invita ad usare il cosiddetto "metodo Scotland" che in Gran Bretagna, attraverso il capillare monitoraggio delle situazioni a rischio, ha portato a una forte diminuzione dei femminicidi. Le firmatarie - che includono la statistica Linda Sabbadini, la scrittrice Loredana Lipperini, la giornalista Flavia Perina - offrono collaborazione alle istituzioni.
"All`alba del 28 febbraio, Antonietta Gargiulo era nel garage della sua casa di Cisterna di Latina pronta per andare al lavoro quando il marito Luigi Capasso, appuntato dei carabinieri in servizio a Velletri, le ha sparato tre colpi di pistola ferendola gravemente. Poi l`uomo ha preso le chiavi dalla borsa della donna, è entrato in casa e ha ucciso le figlie, Alessia e Martina, e si è asserragliato nell`appartamento. Dopo lunghe ore di inutili trattative con le forze dell`ordine, Luigi Capasso si è suicidato. La coppia era in via di separazione (l`udienza era fissata per il prossimo 29 marzo), lei aveva denunciato la violenza del marito dentro e fuori le mura domestiche, confermata dalle testimonianze di amici, conoscenti e persino del parroco del paese, le figlie erano terrorizzate dal padre e non volevano trascorrere del tempo con lui. Antonietta Gargiulo aveva cambiato le serrature della porta d`ingresso, riferito delle sue preoccupazioni ai superiori del marito, presentato un esposto al commissariato di polizia locale, contattato i servizi sociali per proteggere le figlie e assunto un`avvocata per seguirla nella causa di separazione rifiutandosi di incontrare l`uomo di persona. Era dunque ben consapevole di essere in pericolo: ebbene, tutto ciò non ha impedito che Luigi Capasso sia riuscito a ferirla gravemente, a uccidere le due figlie.
Questo caso non è una ineluttabile tragedia familiare come ancora scrivono alcuni giornali, ma un classico caso di femminicidio, a suo modo esemplare. Come i dati Istat e quelli del Ministero degli Interni dimostrano, sono moltissimi gli uomini di ogni età, livello culturale, estrazione sociale, provenienza geografica che reagiscono con violenza, anche la più estrema, alla volontà di una donna che vuole interrompere una relazione, sottrarsi ai maltrattamenti e al controllo, essere libera.
Le statistiche del 2017 ci dicono che i femminicidi registrati in Italia sono ormai oltre il 25% del numero totale degli omicidi, come si rivela anche nel rapporto finale della Commissione Parlamentare sul Femminicidio votata all`unanimità al senato (6 febbraio 2018). Nella relazione del Primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone in apertura dell`anno giudiziario (26 gennaio 2018) si denuncia come sia «di notevole allarme sociale il fenomeno del cosiddetto femminicidio, che è indice della persistente situazione di vulnerabilità della donna e di una tendenza a risolvere la crisi dei rapporti interpersonali con la violenza».
Le Associazioni femminili e femministe, i Centri Antiviolenza, i presidi negli ospedali, alcuni segmenti delle istituzioni, si sono impegnati a fondo perché le donne imparassero a riconoscere i segnali di pericolo fin dal primo schiaffo, e infatti cresce il numero delle donne che si rivolge alle forze dell`ordine, alla magistratura, ai servizi denunciando violenza domestica, persecuzioni, stalking e cercando di salvarsi la vita. Eppure sappiamo che fra le donne uccise moltissime avevano cercato aiuto e non sono state ascoltate in tempo. La violenza sulle donne è sistematicamente ignorata, sottovalutata, spesso risolvendosi in un esito fatale.
Ora noi ci chiediamo: che cosa non ha funzionato nel caso di Cisterna di Latina?
E chiediamo a voi, ministri/e competenti: di chi sono le responsabilità? Che cosa intendete fare, nelle rispettive competenze, per accertare queste responsabilità e trarne le dovute conseguenze?
Se fossimo di fronte a morti per mafia, per terrorismo, per criminalità di bande giovanili o per qualsiasi altra causa riconoscibile come "fenomeno", come si risponderebbe - come rispondereste?
Noi riteniamo che il fenomeno dei femminicidi sia sistemico e non occasionale, sia strutturale e non frutto di un raptus, di gelosia, di un momento di follia. Allora la risposta deve essere all`altezza della gravità del fenomeno, mentre invece i servizi di prevenzione e protezione delle donne in pericolo di vita sono del tutto insufficienti, come i fatti dimostrano.
Noi riteniamo che ci siano rilevanti responsabilità politiche e istituzionali oltre che culturali nel perdurare del fenomeno, e tra le responsabilità di chi gestisce la cosa pubblica c`è anche quella di accertare e nel caso punire gli attori di un dispositivo che troppe volte, quando donne segnalano di essere in pericolo, risulta negligente, omissivo, in alcuni casi complice.
E se cambiare la cultura e riequilibrare la disparità di potere fra uomini e donne è un lavoro culturale di lunga lena, in cui devono impegnarsi da subito le scuole di ogni ordine e grado, i servizi sociali e i media, ci sono alcuni provvedimenti che invece possono essere presi subito, immediatamente, poiché in altri Paesi dove questo è stato fatto si ottengono buoni risultati e i femminicidi vengono prevenuti più spesso che in Italia, le donne e i loro figli messi in salvo e sostenuti nel percorso di uscita dalla violenza.
 Noi proponiamo l`immediata adozione in Italia di un metodo di intervento multi-agenzia sulle situazioni ad alto rischio, sul modello di quello adottato nel Regno Unito (il cosiddetto "metodo Scotland") che in sette anni ha portato a una forte riduzione delle vittime in quel Paese. Nel 2006 questo metodo è stato adottato in Spagna con risultati altrettanto positivi.
Noi proponiamo di imparare dagli errori, adottando la procedura di "Domestic Homicide Review" prevista in Gran Bretagna: che presuppone l`istituzione di una commissione per ogni caso di violenza domestica, vale a dire coinvolgendo tutti gli attori implicati, partendo dalla domanda: "Avremmo potuto salvare la vittima?". Non si tratta soltanto di individuare delle "colpe", bensì di far luce sulle falle di un sistema complesso e integrato allo scopo di evitare l`esito fatale di futuri casi analoghi.
Noi siamo a disposizione per collaborare con le autorità per organizzare in tempi brevi forme di contrasto coordinato alla violenza maschile sulle donne, per verificarne l`efficacia, per correggere gli errori e le inefficienze in corso d`opera.
Noi proponiamo che il caso di Cisterna di Latina venga analizzato e studiato come un caso esemplare per capire dove e come le istituzioni hanno fallito, perché è stato inutile che Antonietta Gargiulo denunciasse, si premunisse, rendesse noto a tutti e in particolare ai servizi e alle autorità che lei e le sue figlie erano in gravissimo pericolo.
Noi siamo addolorate, rabbiose, esasperate e spaventate per lo spreco di buone intenzioni su questo dramma enorme, dagli altissimi costi umani, sociali, economici e sanitari.
Vogliamo delle risposte: rapide, pubbliche e precise."