Tajani scopre di non essere mai stato trumpiano: prende le distanze dopo averne invocato il Nobel per la pace

Fino a ieri Antonio Tajani si spendeva per accreditare Donald Trump come possibile Nobel per la pace.

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4 Novembre 2026 - 16.39


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Fino a ieri Antonio Tajani si spendeva per accreditare Donald Trump come possibile Nobel per la pace. Oggi, dopo la sconfitta repubblicana nelle elezioni di midterm, il vicepremier e ministro degli Esteri sembra invece voler prendere le distanze dal presidente americano, fino a precisare che né lui né Giorgia Meloni sono mai stati trumpiani. Una giravolta politica che ha il sapore di una presa di distanza tardiva, mentre cambiano i rapporti di forza e diventa meno conveniente rivendicare la vicinanza al presidente statunitense.

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Parlando con Il Messaggero.it all’esterno della sede di Forza Italia, a San Lorenzo in Lucina, Tajani ha dichiarato: “Mai stati trumpiani. Neanche Meloni è una Maga, per carità. Siamo conservatori. Io? Sono berlusconiano”.

Il leader di Forza Italia ha insistito sulla propria estraneità al movimento che sostiene Trump: “Io non sono mai stato Maga e non lo sarò mai. Mai”. Ha quindi definito Meloni una “leader conservatrice italiana ed europea”, precisando che la presidente del Consiglio è una donna di destra, ma non di estrema destra, e ricordando le occasioni in cui avrebbe preso le distanze dalle posizioni del presidente americano.

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Tajani ha anche sostenuto che Trump non avrebbe gradito i dissensi manifestati dalla premier: “Mi sembra abbia detto di no tante volte a Trump. E da come ha reagito non credo l’abbia presa bene”.

Parole che sembrano voler riscrivere, almeno in parte, la storia dei rapporti politici con la Casa Bianca. Eppure proprio Tajani, fino a tempi recentissimi, aveva sostenuto l’opportunità di assegnare a Trump il Nobel per la pace. Adesso il ministro rivendica di essere sempre stato soltanto berlusconiano e di non aver mai condiviso l’identità politica dei Maga.

Nel tentativo di spiegare la propria posizione, Tajani ha ricordato che i rapporti con il Partito repubblicano americano non comportano necessariamente un’adesione alle posizioni di Trump. Ha inoltre escluso che il risultato delle elezioni americane possa modificare gli equilibri politici italiani.

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“È un voto che non ha mai condizionato gli equilibri in Italia”, ha osservato, richiamando anche i rapporti mantenuti dal governo italiano con l’amministrazione Biden e con l’allora segretario di Stato Antony Blinken.

Il ministro ha ricordato anche la decisione di cancellare una visita negli Stati Uniti dopo alcune dichiarazioni di Trump rivolte a Meloni. Ha infine sottolineato che, per il Partito popolare europeo, il riferimento politico negli Stati Uniti resta il Partito repubblicano.

Tajani ha infine respinto l’ipotesi che il risultato delle elezioni di midterm possa rappresentare un’indicazione per la sinistra italiana in vista delle prossime elezioni politiche.

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“Le elezioni di midterm negli Stati Uniti non danno alcun segnale”, ha affermato, contestando qualsiasi collegamento diretto tra il voto americano e gli equilibri politici italiani. A sostegno della propria tesi ha chiamato in causa le differenze territoriali e politiche: “Mi spiegate però che c’entra l’Ohio o il Texas con la Basilicata e il Molise?”.

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto le possibili ricadute elettorali delle consultazioni americane. Riguarda anche la coerenza di chi, fino a ieri, esaltava Trump e ne sosteneva persino la candidatura al Nobel per la pace, mentre oggi sembra impegnato soprattutto a prendere le distanze da un presidente diventato politicamente più scomodo.

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