L'indecorosa fuga di Flavio Bolsonaro col passaporto italiano concesso da Meloni e con la protezione di Trump

È scappato come un ladro due giorni dopo aver perso le elezioni in Brasile contro Lula. Il giudice che lo sta indagando per una sfilza di reati aveva ordinato il ritiro del passaporto e il divieto di espatrio.

L'indecorosa fuga di Flavio Bolsonaro col passaporto italiano concesso da Meloni e con la protezione di Trump
Flavio Bolsonaro
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Claudio Visani Modifica articolo

28 Ottobre 2026 - 09.55


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È scappato come un ladro due giorni dopo aver perso le elezioni in Brasile contro Lula. Il giudice che lo sta indagando per una sfilza di reati aveva ordinato il ritiro del passaporto e il divieto di espatrio. E proprio ieri aveva ordinato alla Polizia federale di aprire una nuova inchiesta per verificare interferenze e finanziamenti esteri illeciti a favore della sua campagna presidenziale. Lui aveva solennemente annunciato in un video: “Lo consegnerò e mi difenderò. Non ho mai pensato di lasciare il Paese. Guiderò l’opposizione, Nessuno mi metterà a tacere”. Quando, in realtà, la fuga era già programmata.

Flavio Bolsonaro temeva i processi. Non gli erano bastati i finanziamenti miliardari degli States, l’aiuto degli speculatori e della Chiesa per impossessarsi del Brasile, liberare suo padre agli arresti per tentato colpo di stato e consegnare lo scalpo del suo Paese e in pratica tutta l’America latina alla destra Maga del suo grande amico di famiglia Donald Trump

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In tasca aveva il passaporto italiano ottenuto con il riconoscimento della cittadinanza nel 2023, con il governo Meloni. Ha attraversato il confine con l’Argentina dell’altro suo amico Javier Milei a piedi, come gli immigrati che le destre vogliono remigrare e come gli spalloni, presumibilmente con il malloppo nella borsa, assieme alla moglie Fernanda e alle figlie Luiza e Carolina. E dall’Argentina è salito su un jet privato con destinazione Florida. Ad attenderlo c’era il fratello Edoardo, l’altro latitante della famiglia Bolsonaro, con il visto e l’asilo politico garantito da Trump.

Il piano di fuga, secondo i media, sarebbe stato architettato sotto la protezione del segretario di Stato Marco Rubio. Flavio ha poi assicurato ai 60 milioni di brasiliani che l’hanno votato che guiderà l’opposizione a Lula dagli Stati Uniti. Viene in mente la fuga del re Vittorio Emanuele III e del governo Badoglio a Brindisi dopo l’8 settembre. Del resto, questi nuovi fascisti del terzo millennio sono così, ricchi sfondati, corrotti fino al midollo, prepotenti ma codardi come sono sempre stati i fascisti. Una feccia umana e politica, che però piace tanto alla ducia Meloni e a Salvini.

Del resto, la fuga è il vizietto del clan Bolsonaro. Papà Jair, condannato a 27 anni per golpe, fuggì negli Usa tre giorni prima dell’insediamento di Lula, che lo aveva battuto alle presidenziali del 2022. L’8 gennaio 2023 i suoi sostenitori avevano assaltato e devastato il palazzo presidenziale, il Congresso e la Corte suprema di Brasilia. Il fratello di Flavio, Edoardo, detto 03, è invece latitante dal 2025, condannato per aver sollecitando sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti contro il giudice che lo stava indagando per vari reati e che poi condannò il padre Jair. Su Flavio non pende alcun mandato di arresto ma è nei guai giudiziari fino al collo. E non essendo stato eletto, la sua immunità finirà a febbraio.

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Lapidario il commento del presidente Luiz Inácio Lula da Silva sulla fuga di Bolsonaro: “Poteva rimanere per provare la propria innocenza. Fuggire dal Brasile è un gesto vergognoso. Ma d’altronde la famiglia Bolsonaro è così. Il Brasile è la loro seconda patria. La prima sono gli Stati Uniti”.

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