A provarci ci hanno provato. Con un accanimento degno di miglior causa. Hanno provato a costruire il “mostro” sbattendolo in prima pagina dei giornali velinari e di quelli mainstream. Sbattuto in prima pagina e pure in galera. Alla faccia del garantismo, che a destra è declamato ma mai digerito. Non gli pareva vero: ecco provato che i pro-Pal sono terroristi; i nuovi brigatisti; i nemici dello Stato; gli assaltatori di vetrine e dei poliziotti.
Il mostro capo aveva un nome e un cognome: Youssef Siher. Peccato che c’è un giudice non solo a Berlino ma pure a Milano. E così il 30enne ritenuto amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre, sarà liberato: la giudice per le indagini preliminari (gip) di Milano Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo, come richiesto dalla procura, e ha disposto la sua scarcerazione immediata. Secondo la gip non ci sono elementi concreti che giustifichino la misura cautelare e gli elementi raccolti da chi indaga non sono sufficienti per indicare gravi indizi di colpevolezza di Siher.
Da sabato Siher era nel carcere San Vittore di Milano, dove era stato portato in seguito a un provvedimento di fermo della procura di Milano, che lo ha indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, per via dell’attività svolta sui social in seguito ai disordini del 17 e del 18 ottobre.
Dopo giorni di polemiche sul fermo di Siher, mercoledì è intervenuta sul caso anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, con il consueto tatto (sigh) in un video pubblicato sui suoi profili social ha definito «vergognosa» la decisione della gip. Meloni ha parlato del Movimento 17 ottobre come della «pagina che incitava l’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano».
Anche il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani ha insistito su questo concetto, dicendo una cosa falsa: cioè che Siher sarebbe «considerato uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana».
In realtà, come ribadito nei provvedimenti della procura, Siher non è ritenuto direttamente responsabile dei disordini e dei saccheggi avvenuti nel fine settimana del 17 e del 18 ottobre a Milano. Per chi indaga Siher avrebbe invece approfittato di quelle proteste per organizzare le manifestazioni di sabato 24 ottobre, che a dire della procura avrebbero avuto come obiettivo organizzare un piano rivoluzionario contro il governo, riunendo e alimentando le proteste iniziate il 17 ottobre.
Siher è stato fermato sabato a Milano, a casa di un’amica. Con lui c’era anche sua moglie, una donna di 32 anni che per gli investigatori è l’altra amministratrice del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre, creato alle 19:58 di domenica 18 ottobre. Siher è stato perquisito e poi portato a San Vittore, dove per quattro giorni è rimasto detenuto in una cella singola della sezione di alta sicurezza.
I pubblici ministeri avevano chiesto la custodia cautelare in carcere per Siher sostenendo che da libero sarebbe potuto scappare e avrebbe potuto commettere di nuovo i reati di cui lo accusano. Gli avvocati difensori Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar avevano invece contestato le accuse e detto che Siher non aveva commesso nessun reato e andava liberato.
Per la procura i post pubblicati sulla pagina Instagram di M1710 (la sigla con cui è noto il movimento) includono «contenuti violenti, volti a raccogliere diverse forme di disagio e insoddisfazione». I contenuti in realtà sono tuttora online, e nessuno è apparentemente violento: la stessa procura, dovendone individuare uno come esempio, aveva citato un post che diceva genericamente «Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese, noi dichiariamo guerra a questo futuro infame».
Tra i messaggi inviati sul gruppo Telegram e riportati nel provvedimento ce ne sono alcuni che secondo i pubblici ministeri «auspicavano azioni violente». Citano come esempio quello di un utente che si fa chiamare “Maurice” che scrive a un certo punto: «spaccare gli istituti di credito è giusto»; o quello di “PermaAerus” che invece dice che «è inutile fare manifestazioni una volta a settimana, se si vuole cambiamento servono sacrifici. Rimetterci la fedina penale? Ok. Qualcuno il culo deve mettercelo».
Siher non è l’autore di nessuno di questi messaggi. Per chi indaga tuttavia è colpevole di non averli interrotti in qualche modo e anzi di avere invitato le persone nel gruppo a prestare attenzione a quello che scrivevano e a dove lo scrivevano per limitare i controlli delle forze di polizia. In un messaggio inviato dall’amministratore del gruppo si legge per esempio l’invito a creare gruppi su Signal, un’app di messaggistica ritenuta più sicura. In un altro, del 23 ottobre, informava le altre persone nel gruppo di aver cancellato i sottogruppi dedicati alle singole città dove erano in programma delle proteste per «non lasciare alla polizia prove scritte».
In nessuna delle comunicazioni riportate nel provvedimento c’è comunque un’incitazione aperta alla violenza da parte dell’amministratore del gruppo Telegram.
Ma questo non è bastato per frenare l’ira funesta del presidente del Consiglio e dei suoi aedi. Tutti all’attacco della magistrata “rossa”, come se non ci fosse stata la sonora batosta referendario con i 15 milioni di No alla controriforma della giustizia voluta dalla destra.
“Un insopportabile esercizio di intimidazioneche non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto”. L’Associazione nazionale magistrati iè intervenuta con una nota durissima sull’attacco della premier al gip di Milano, “colpevole” di avere rimesso in libertà SiherIl sindacato delle toghe guidato da Giuseppe Tango ha espresso “piena solidarietà” alla giudice, oggetto, si legge, “di un attacco scomposto da parte della presidente del Consiglio dei ministri”.
Un attacco allo Stato di diritto e ai giudici con la schiena dritta. La destra forcaiola e securitaria non si smentisce mai.
