La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Daniela Santanchè, senatrice di Fratelli d’Italia ed ex ministra del Turismo, nell’ambito dell’inchiesta sui fallimenti di alcune società riconducibili al gruppo del bio-food. La richiesta riguarda complessivamente 15 persone e una società. Le contestazioni comprendono bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Nel fascicolo figurano i dissesti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl, società nelle quali Santanchè aveva ricoperto incarichi. La richiesta è stata formulata dai pubblici ministeri Luigi Luzi e Guido Schininà, con il procuratore aggiunto Roberto Pellicano, al termine delle indagini delegate al nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza. Spetterà ora al giudice dell’udienza preliminare decidere se disporre il processo.
Tra gli altri destinatari della richiesta di rinvio a giudizio ci sono Lorenzo, figlio della senatrice, l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro e la sorella Fiorella Garnero.
I fondi Covid e l’accusa di truffa
Uno dei capitoli dell’inchiesta riguarda 3,3 milioni di euro ottenuti nel 2021 attraverso le misure pubbliche di sostegno alle imprese durante la pandemia. Secondo l’accusa, i finanziamenti sarebbero stati ottenuti inducendo “in errore” Invitalia.
Santanchè ha respinto le contestazioni. Già a luglio, attraverso i suoi legali, aveva dichiarato di avere agito “con correttezza”.
Le accuse dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti. La richiesta della procura non equivale a un rinvio a giudizio già disposto: la decisione spetta al gup, chiamato a esaminare gli elementi raccolti dagli inquirenti.
Gli altri procedimenti a carico della senatrice
La vicenda si aggiunge agli altri due procedimenti giudiziari che coinvolgono Santanchè a Milano. Il primo riguarda la presunta falsità dei bilanci di Visibilia ed è già arrivato a processo. Il secondo riguarda l’ipotesi di truffa ai danni dell’Inps per la gestione della cassa integrazione durante l’emergenza Covid: il procedimento è nella fase dell’udienza preliminare, sospesa in attesa di una decisione della Corte costituzionale.
Il nuovo filone riguarda invece le società del gruppo Bioera-Ki Group, attivo nel settore del bio-food. La capogruppo Bioera è fallita alla fine del 2024. Le contestazioni formulate dagli inquirenti investono la gestione delle società e le vicende che hanno preceduto i rispettivi dissesti. Sarà il giudice a stabilire se gli elementi raccolti giustifichino l’apertura di un processo.
