Riassunto mancante ⚠️
Provate per un momento a immaginare un Naza russo. Ufficiali, soldati che raccontano le tecniche di annientamento della popolazione civile ucraina utilizzate dall’esercito dello zar del Cremlino. Direte: ma dove la trovano gente che osa sfidare l’ira, e il polonio, di Putin e dei suoi scherani?
Ebbene, una notizia: esistono. Esistono ufficiali, soldati che si sono ribellati rischiando come minimo il carcere. Detto questo, torniamo al punto. Di fronte a un Naza russo, fogli, foglietti, fogliacci, ex giornaloni avrebbe riempito le prime pagine di titoli e fondi indignati, esigendo altre sanzioni contro il nuovo Hitler, oltre che altre armi all’Ucraina.
Ovviamente, a Bruxelles, sponda Ue, avrebbe tuonato la teutonica presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, affiancata, sponda Nato, dal ventriloquio di Trump, Mark Rutte. Tajani avrebbe vergato dichiarazioni di fuoco, Meloni avrebbe fatto un Tik Tok furibondo, scagliandosi contro ai “pacifinti” amici di Putin, Pina Picierno avrebbe tuonato contro il “campo Lavrov”, Calenda avrebbe attaccato a testa bassa Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Renzi e chi più ne ha più ne metta che a Kiev non hanno messo mai piede.
Su Naza nulla di tutto questo è accaduto. A Bruxelles nessuno ha dichiarato, tantomeno evocato sanzioni contro i responsabili di quello scempio di vite umane. Meloni non ha postato alcun video, Tajani ha fatto il Tajani, cioè un maldestro cerchiobottista, i Velardi, i Ferrara, le Nirenstein, i Galli Della Loggia hanno continuato a negare che a Gaza sia stato compiuto un genocidio, che i 74mila palestinesi uccisi sono da accollare ad Hamas che li ha usati come scudi umani e che, comunque, in una guerra legittima, sacrosanta, quale quella scatenata a Gaza da Israele e condotta dall’esercito più morale al mondo (senza virgolette dubitative), perdite tra i civili dovevano essere messe in conto: dolorosi ma inevitabili “danni collaterali” di una guerra giusta contro i terroristi di Hamas.
Putin è un criminale. Netanyahu no. La Russia va sanzionata. Israele no. L’aggredita Ucraina va armata. I palestinesi lasciati morire. L’occupazione di territori ucraini da parte russa è bollata come espressione sanguinaria del neoimperialismo russo. L’occupazione israeliana di Territori palestinesi al massimo merita qualche dichiarazione di condanna, per i più audaci qualche sanzione contro i coloni pogromisti, ma non sia mai sanzionare chi governa Israele e sostiene il terrorismo ebreo in Cisgiordania.
Insomma, siamo alla reiterazione all’infinito della politica dei due pesi, due misure. Israele può tutto e chi usa parole sacrosantamente dure per condannare la sua politica genocidiale viene additato come un inveterato antisionista, e bollato con il marchio d’infamia di antisemita. La guerra di Putin è una guerra di aggressione, espansionista. Le guerre di Israele sempre e solo “difensive”.
Così stanno le cose. Per fortuna esiste una società civile che continua a ribellarsi, nelle piazze e anche affollando le sale cinematografiche che proiettano Naza. Una società fatta di donne e uomini, di ragazze e ragazzi, che intendono restare umani. Che credono nel diritto internazionale, nell’autodeterminazione dei popoli, e si schierano con coraggio e convinzione dalla parte dei più deboli, dei più indifesi.
Una società civile, nel senso più alto e nobile del termine. Per la quale un bambino palestinese non vale meno di un bimbo ucraino e viceversa. Una società che non crede affatto che un mondo con più armi sia un mondo più sicuro, tutt’altro. Che esercita il diritto-dovere all’indignazione di fronte allo scempio di vie e di diritti in qualunque parte del mondo venga compiuto. Una società che rigetta l’idea che la guerra si vince con la guerra.
Una società dalla schiena dritta. E dalla coscienza pulita. Chi ha “sparato “contro Naza non può dire lo stesso.
