Netanyahu, Ben-Gvir, Smotrich e il resto del governo fascista di Tel Aviv, non hanno nulla da temere dall’Italia. Tra “Antonio il temporeggiatore” e Giorgia la “controproducente”, non sia mai che il governo italiano produrrà mai uno straccio di misura sanzionatoria contro i coloni pogromisti della Cisgiordania, men che meno contro chi ha perpetrato il genocidio a Gaza. Quanto al riconoscimento dello Stato palestinese verrà il tempo in cui parlarne, tradotto: “Il giorno del poi e il mese del mai”.
Una riprova si è avuta mercoledì nell’Aula di Montecitorio, dove è andato in scena un duro confronto tra “Antonio il temporeggiatore”, al scolo Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio e i deputati di Pde Avs Provenzano e Fratoianni. Il titolare della Farnesina ha dato il meglio (sigh) di sé quando ha affermato che l’Italia condanna politicamente le aggressioni dei coloni israeliani definendole “inaccettabili”, ma sull’ipotesi di sanzioni rimanda, ancora una volta, a un accordo in sede europea, nonostante l’iniziativa di 12 Paesi, tra cuiCanada, Francia e Regno Unito, che hanno messo un embargo sui prodotti degli insediamenti illegali in Cisgiordania.
Siamo alla reiterazione di un maldestro cerchiobottismo. A parole, Tajani condanna le azioni dei coloni, ma nei fatti il governo di cui fa parte con incarichi apicali non assume alcuna misura concreta, sanzionatoria, contro i pogromisti e chi li sostiene.
Dure le critiche degli esponenti delle opposizioni, in replica a Tajani durante il ‘Question Time’. Nicola Fratoianni (Alleanza Verdi Sinistra): “Ministro Tajani, non so con chi vi confrontate in Europa sulle sanzioni o sui limiti commerciali ai prodotti provenienti dalle colonie israeliane in Cisgiordania perché la informo che l’8 settembre scorso 11 Paesi europei, Regno Unito, Francia, Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia hanno deciso di fare qualcosa, hanno smesso di condannare, non si sono limitati alle parole. Quelle parole che lei ripete stancamente dall’inizio di questa tragedia, dall’inizio del genocidiodel popolo palestinese”.
Giuseppe Provenzano (capogruppo nella Commissione Esteri della Camera del Partito Democratico): “Lei, ministro, utilizza l’Europa come un alibi. E siccome non avete il coraggio di agire contro Trump e Netanyahu, in quel caso decide l’Europa. E dov’era il suo europeismo quando il Governo sospendeva Schengen? Leoni di cartapesta contro Sánchez, agnellini contro il criminale macellaio di Gaza Netanyahu”.
L’agnellino Antonio non ha fatto una piega. Da novello Don Abbondio ripete una stucchevole litania: sulle sanzioni ai prodotti degli insediamenti israeliani “esaminiamo la proposta, e vediamo quale sarà”. E ancora: “Credo che debba essere approvata all’unanimità visto che si tratta di una scelta politica e non commerciale”. Qui l’ombra di un ministro degli Esteri abusa dell’intelligenza altrui: ma quando mai i 27 prenderanno su un tema di questa portata una decisione unanime? Repetita iuvant: “Il giorno del poi e il mese del mai”.
Imperturbabile, Tajani puntualizza: “Esamineremo nel dettaglio le proposte, le valuteremo. Non siamo pregiudizialmente contrari ma non so se si potrà decidere prima delle elezioni in Israele”. Per poi chiudere in bellezza: “Siamo per infliggere anche delle sanzioni, ma vediamo quali”. Vediamo quali? Ancora siamo a carissimo amico, Signor Ministro degli Esteri! E chi, se non è chiederle troppo, dovrebbe “vedere”? E poi decidere?
Netanyahu e Ben-Gvir se la ridono. Quanto ai coloni, loro neanche sanno che Antonio e Giorgia esistono. Non c’è scritto nella Torah.
