La forza di Elly Schlein è stata la discontinuità, non rassicurare pezzi dell’establishment

Chi scrive ha sempre guardato con attenzione l’operato della segretaria Dem, apprezzando la discontinuità operata rispetto alle passate gestioni della “bottega” (copyright Pierluigi Bersani).

La forza di Elly Schlein è stata la discontinuità, non rassicurare pezzi dell’establishment
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

26 Luglio 2026 - 16.09


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Chi scrive non è iscritto al Pd né appartiene a circoli o circoletti mediatici che “ronzano” attorno a Elly Schlein. La libertà di giudizio è un bene prezioso, di credibilità, che Globalist e il suo fondatore Gianni Cipriani hanno coltivato e difeso dal primo giorno della realizzazione di un sito di informazione che, in termini di qualità e di onestà intellettuale, se la può battere con chiunque.

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Una premessa tutt’altro che formale, in un mondo della comunicazione dove impera una narrazione di parte che piega la realtà ad uso e consumo del padrone politico o imprenditoriale da ossequiare.

Chi scrive ha sempre guardato con attenzione l’operato della segretaria Dem, apprezzando la discontinuità operata rispetto alle passate gestioni della “bottega” (copyright Pierluigi Bersani). Discontinuità sull’immigrazione – uno per tutti, il no al rinnovo dello scellerato accordo con la Libia); discontinuità su temi di politica estera di stringente, drammatica attualità: su tutti, la denuncia del genocidio a Gaza, e lo schierare il Partito democratico a fianco del grande movimento popolare, animato dalla “generazione Gaza”, che ha riempito le piazze d’Itala per chiedere la condanna d’Israele e del suo governo fascista;  lo stop di ogni accordo commerciale, economico, militare con lo Stato d’Israele; il riconoscimento dello Stato palestinese.

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Discontinuità sui temi esocnomici, salario minimo e articolo 18.

Per avere agito in questa giusta direzione, Schlein è stata accusata di tutto e di peggio: da essere subalterna alla piazza pro-Pal (come sulle battaglie per i diritti dei lavoratori subalterna alla Cgil di Landini, e per il No alla controriforma dell’ordinamento giudiziario, succube del “partito dell’Anm”, l’Associazione nazionale magistrati). 

Per aver sostenuto un dato di realtà, cioè che il primo ministro israeliano è un criminale di guerra e che i suoi ministri-coloni, da Ben-Gvir a Smotrich sono, se possibile, ancora peggio di lui, la segretaria del Pd è stata tacciata di essere una antisionista tendente all’antisemitismo.

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In prima fila in questi attacchi è stato Il Foglio di Claudio Cerasa, che quanto a difesa d’Israele sembra una edizione italiana di un foglio della destra israeliana. 

Al Foglio Elly Schlein ha concesso una sterminata intervista. Il che non ha nulla di biasimevole, si se è democratici si interloquisce con tutti, tranne, aggiungiamo noi di Globalist, con i fascisti.

Il punto, però, è un altro. E qui onestà intellettuale e coerenza professionale, mi porta a dire che quell’intervista non mi è piaciuta. Per quello che c’è scritto e per quello che non è stato detto. 

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Senza giri di parole: sembrava una intervista “rassicurante”. Rassicurante per pezzi di quell’establishment che, aveva affermato la segretaria Pd, osteggiano il suo eventuale ingresso a Palazzo Chigi; rassicurante verso i centro-riformisti interni ed esterni al partito democratico, che tanto peso hanno sui media mainstream. Ecco allora l’apertura a Calenda; l’omaggio a Mario Draghi; l’affermare che il Pd era al 110% con l’Ucraina aggredita, anche sul riarmo. 

Ecco, cara Elly: queste rassicurazioni a chi ha sostenuto la tua “discontinuità” non rassicurano neanche un po’. Anzi, preoccupano. Perché dietro sembra far capolino l’idea che per vincere le elezioni si debba rassicurare il centro, un luogo della politica che ha più interviste che voti, che per essere vidimata come candidata premier occorra dimostrare di possedere una “cultura di governo” che, per i suoi interessati esegeti, equivale a non disturbare i grandi manovratori, finanziari in primis; e, in politica estera; abbracciare un “occidentalismo” russofobico e proisraeliano.

Cara Elly, sul Foglio pro-Isra di Cerasa, ci saremmo attesi la riconferma della condanna della politica criminale di chi governa Israele e, perché no, vista la tua attenzione e vicinanza ai Democratici americani, dire che se fossi te a Palazzo Chigi ti comporteresti come il sindaco di New York, Zohran Mamdani, quando ha affermato che visto che Netanyahu è un criminale di guerra e contro l’umanità, se si presenta a New York per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, lo farebbe arrestare, come richiesto dalla Corte penale internazionale dell’Aia. E guardando all’Europa, il primo ministro a cui ti senti più vicina è lo spagnolo Sánchez, quello non ha caso più odiato da Netanyahu e inviso a Trump. 

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Capisco che per il direttore del Foglio queste affermazioni sarebbero suonate come antisioniste, antisemite, antioccidentali, pro-Hamas, pro-ayatollah, ma in una intervista, in un giornale degno di questo nome, si rispettano anche risposte non gradite…

Cara Elly, non cadere nella trappola del moderatismo. La sinistra o è intelligentemente, coerentemente radicale, o non è. Quando la sinistra gioca sulla difensiva, rincorrendo la destra e gli “establishment” associati, non solo si snatura, ma è destinata alla sconfitta. 

La “generazione Gaza”, il mondo solidale che salva vite nel Mediterraneo, chi si batte per la sicurezza sui posti di lavori, le tante e i tanti che non credono che sicurezza sia sinonimo di securitatismo, e che non esistono cittadini-sceriffi da ergere a eroi e poveracci da far morire soffocati dal proprio sangue dopo essere stati pestati (il caso Farik e non solo); ecco, questo mondo che è poi quello che ti ha portato a vincere le primarie per la segretaria Pd, chiede davvero una svolta radicale, ambiziosamente riformatrice. In politica estera; nella lotta ai lavori poveri e alle diseguaglianze vecchie e nuovo; per una idea di legalità che inglobi quella di sicurezza; per la difesa dei beni comuni, che non possono essere alla mercé del liberalismo più sfrenato: l’acqua; la salute; l’istruzione….

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Ecco, questa è la Elly che ci piace. 

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