Sembrano una parodia del mitico film “Banda degli onesti” con Totò e Peppino. Oggi abbiamo Antonio e Guido, al secolo Antonio Tajani e Guido Crosetto, rispettivamente ministro degli Esteri (Antonio) e titolare della Difesa (Guido).
Qui siamo alla farsa, che poi è molto spesso l’altra faccia della tragedia. Il titolo c’è già “Il servo che non serve”. Tradotto in politica e diplomazia: gli americani attaccano l’Iran, ma nessuno, non dico Trump che sarebbe magari chiedere troppo, ma un qualche funzionario di seconda-terza fascia del dipartimento di Stato o del Pentagono che, su input del tycoon o di un suo consigliori, alza il telefono fa il numero di Tajani o di Crosetto per dir loro, ahó stiamo per attaccare. Manco questo. Eppure, quanto a servitù verso The Donald, il governo meloniano in Europa non è secondo a nessuno. Eppure, i servi che non servono, nei momenti topici, non hanno il diritto neanche a una telefonata.
E così ecco il ministro della Difesa, stremato per la fatica (sic), che decide di concedersi un fine settimana con famiglia a Dubai. Nessuno l’aveva informato dell’attacco. E lui dove pensa bene di andare nel suo buen ritiro? Nella capitale di uno dei Paesi del Golfo nel mirino della reazione iraniana. Ci è di sollievo che il ministro e i suoi famigliari siano stati messi in salvo.
Questo è Guido. C’è poi Antonio, l’imbattibile arrampicatore sugli specchi, il ministro ombra o meglio l’ombra di un ministro degli Esteri, ma sì, quello che era stato mandato da Giorgia Meloni a Washington per partecipare, da osservatore-imbucato, alla farsesca inaugurazione di quel comitato di affari presieduto da Trump spacciato per Board of Peace. Massì, parliamo di Antonio che viene fatto accomodare in piccionaia, ma che felice come una Pasqua si fa mettere in testa il cappellino MAGA, mentre echeggiano le note della versione americana di Gloria, evergreen di Umberto Tozzi.
Il buon Antonio, quello che è riuscito anche a sorprendere l’uomo che non si sorprende mai davanti ai governanti di turno, l’immarcescibile Bruno Vespa, quando a Porta a porta se ne esce con un incredibile, detto da un ministro degli Esteri e vicepremier di un paese che non è (o forse sì) una Repubblica delle banane, “il diritto internazionale conta ma fino a un certo punto”.
Orbene, non contento di queste tragicomiche performance, Antonio Tajani prova a dire la sua sul mancato avviso americano (lasciamo stare Israele, Netanyahu e il suo governo di fascisti messianici hanno altro a cui pensare). E che fa? Quello che gli riesce meglio: smussare, minimizzare, circoscrivere. Massì potevano farci una telefonata di avviso, ma poi ci hanno informato ed è quello che alla fine conta. Grosso modo, è il sale delle esternazioni di Totò-ministro, andate in onda sui canali televisivi e ribattute dalle agenzie. Magari tra un bombardamento e l’altro, Trump troverà il modo di sentire Meloni. E questo sarà spacciato da Palazzo Chigi e rilanciato da una Rai parodia dell’Istituto Luce di fascistica memoria, come la prova dei rapporti privilegiati e di amicizia personale tra Donald e Giorgia.
Così stanno le cose nel fu Belpaese. Neanche il servaggio più estremo serve ad accreditarti alla Casa Bianca.
Meditate gente, meditate.
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