Così Fratelli d’Italia vuole schedare le scuole che promuovono multiculturalismo e rispetto delle diversità

Nell’Italia del 2026, non in quella del 1922, accade che i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia in un paese vicino Firenze, Bagno a Ripoli, chiedano di schedare pubblicamente le scuole colpevoli di promuovere il multiculturalismo

Così Fratelli d’Italia vuole schedare le scuole che promuovono multiculturalismo e rispetto delle diversità
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Giovanna Musilli Modifica articolo

21 Febbraio 2026 - 19.00


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Nell’Italia del 2026, non in quella del 1922, accade che i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia in un paese vicino Firenze, Bagno a Ripoli, chiedano di schedare pubblicamente le scuole colpevoli di promuovere il multiculturalismo, il rispetto delle diversità, l’inclusione – perfino nei confronti del mondo LGBTQ+ – e altre simili nefandezze. 

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La proposta è quella di aggiungere alla denominazione delle scuole eterodosse una sorta di targa in cui si palesi il marchio di essere “di sinistra”. Lo scopo è combattere l’indottrinamento ideologico che l’egemonia culturale “comunista” perpetra da decenni ai danni degli studenti, costretti nientemeno che a praticare la tolleranza, il pluralismo e l’integrazione. 

In questo modo i genitori potrebbero iscrivere i propri figli in scuole più formative, che insegnino come si deve la dottrina cattolica, probabilmente nella versione tridentina, che favoriscano la costruzione di un immaginario maschilista e patriarcale, che educhino i giovani all’intolleranza, alla marginalizzazione delle minoranze e al dogmatismo ideologico. Così finalmente si uscirebbe dalla catastrofe culturale dei nostri tempi. 

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D’altronde, i volantini con cui Azione Studentesca, organizzazione giovanile legata a Fratelli d’Italia, ha chiesto agli studenti di varie città italiane di compilare un questionario in cui si richiedeva di segnalare i docenti di sinistra, vanno nella stessa direzione. La strategia implicita in queste iniziative è chiara: per perseguire un disegno autoritario a lungo termine riducendo sempre di più il dissenso, è necessario intervenire sul sistema educativo. Non basta indebolire la magistratura, la libera informazione, i sindacati e i corpi intermedi, bisogna aggredire anche la scuola. 

La classe dirigente di Fratelli d’Italia, o quanto meno i consiglieri comunali di Bagno a Ripoli e i ragazzi di Azione Studentesca, sanno bene che la scuola è ancora una zona franca, in cui difficilmente si sentirà un insegnante di qualsiasi ordine e grado sostenere idee discriminatorie, dogmatiche e intolleranti. Nelle scuole, in effetti, si fa l’esatto contrario: l’offerta formativa è sempre ispirata ai valori democratici e costituzionali. 

Perciò da parte di chi non apprezza l’architettura democratica della Costituzione, l’attacco alla scuola sembra quasi un passo obbligato. Ed ecco le prove generali di quello che potrebbe attendere il mondo della scuola nei prossimi anni: schedatura, stigma sociale, soppressione della libertà di insegnamento costituzionalmente tutelata (art. 33) e cultura di stato. 

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Dopo la segnalazione delle scuole di sinistra, basterebbero alcuni semplici provvedimenti, come l’adozione di misure disciplinari per punire gli insegnanti riottosi e l’invio di visite ispettive per intimidire i collegi docenti recalcitranti, il riconoscimento di incentivi ad acquistare alcuni libri e non altri, la revisione ministeriale delle indicazioni nazionali sui programmi scolastici, e l’obiettivo sarebbe senz’altro più vicino.

D’altra parte, la scarsezza di mezzi, il continuo definanziamento, i salari del personale docente fermi ormai sulla soglia di povertà sono elementi che indirettamente favorirebbero il progressivo addomesticamento della scuola. 

Insomma, se il governo nazionale sceglierà di percorrere la strada tracciata dai consiglieri comunali di Bagno a Ripoli e da Azione studentesca, la democrazia per come l’abbiamo conosciuta finora sarà già alle nostre spalle. 

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