La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sempre più in versione Orban torna ad attaccare quella che definisce una parte della magistratura come “politicizzata”, intervenendo mentre il capo dello Stato Sergio Mattarella presiede il plenum del Csm e richiama le istituzioni al rispetto dei propri ruoli.
In un video diffuso sui social, Meloni ribadisce le sue critiche alle recenti decisioni giudiziarie in materia di immigrazione: «La domanda che mi faccio è qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde: che non è consentito al governo provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa, che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?», si chiede il premier. «Non lo so, ma in ogni caso mi dispiace se deluderò più di qualcuno perché noi siamo particolarmente ostinati, e continueremo e faremo del nostro meglio per rispettare la parola che abbiamo dato agli italiani e per far rispettare le regole e le leggi dello Stato italiano, e faremo tutto quello che serve per difendere in particolare i confini e la sicurezza dei cittadini», continua.
Le parole della presidente del Consiglio arrivano dopo la decisione del tribunale di Palermo che ha condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila euro la Ong proprietaria della nave capitanata da Carola Rackete. «Non solo all’epoca la Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa – ha detto Meloni -. Oggi i giudici del tribunale di Palermo prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole: hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila euro, sempre degli italiani, la Ong proprietaria della nave capitanata dalla Rackete, perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata, giustamente, trattenuta e posta sotto sequestro».
Ancora una volta, però, lo scontro istituzionale si riaccende attorno al rapporto tra politica e magistratura. Le sentenze vengono emesse “in nome del popolo italiano” e sulla base delle leggi vigenti: i giudici non sono tenuti ad ascoltare o recepire il parere del governo prima di decidere. In uno Stato di diritto, governi e politici non sono al di sopra della legge; se un’amministrazione viola norme o diritti, è la stessa giustizia a stabilirlo e a prevedere eventuali risarcimenti.
In questo quadro, la responsabilità economica stabilita dal tribunale non ricade sulla comandante della nave, ma sull’operato delle autorità che disposero il trattenimento e il sequestro dell’imbarcazione, ritenuti impropri dai giudici. La vicenda riapre così il dibattito sul rispetto della separazione dei poteri e sul ruolo della magistratura nel controllo di legittimità dell’azione di governo.
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