Meloni tenta (ma solo tenta) di smarcarsi dalle nefandezze del fascismo

Nel Giorno della Memoria la PdC parla delle leggi razziali come di una “pagina buia della nostra storia”, attribuendone senza ambiguità la responsabilità al fascismo. Le opinioni della maggioranza e delle opposizioni.

Meloni tenta (ma solo tenta) di smarcarsi dalle nefandezze del fascismo
Giorgia Meloni a Como
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Marcello Cecconi Modifica articolo

27 Gennaio 2026 - 18.51 Culture


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Nel Giorno della Memoria, il richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alle responsabilità storiche del fascismo fa da sfondo a una presa di posizione politicamente rilevante della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che per la prima volta riconosce in modo esplicito le colpe del regime fascista.

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Nel messaggio diffuso da Palazzo Chigi, Meloni parla delle leggi razziali come di una “pagina buia della nostra storia”, attribuendone senza ambiguità la responsabilità al fascismo. Un passaggio che, insieme alle dichiarazioni sullo stesso tono del Presidente del Senato Ignazio La Russa, segna una discontinuità evidente rispetto al linguaggio finora adottato e che assume un significato politico preciso, anche alla luce delle radici post-missine di Fratelli d’Italia.

Parole che arrivano mentre Mattarella ribadisce che le leggi razziali furono il prodotto diretto del regime e non una deviazione occasionale, e che la Repubblica nasce proprio dalla sconfitta di quell’esperienza storica. Un messaggio istituzionale che rafforza il perimetro entro cui si colloca l’intervento della premier.

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La scelta di Meloni apre ora un fronte politico inevitabile. Da un lato la maggioranza, che rivendica il riconoscimento come definitivo e chiarificatore; dall’altro le opposizioni, che parlano di un passaggio tardivo ma non eludibile, chiedendo che alle parole seguano atti coerenti sul terreno della memoria, dell’antifascismo e della tutela delle minoranze. Il cambio di tono della presidente del Consiglio viene letto come un tentativo di consolidare il profilo istituzionale del governo e di disinnescare una delle critiche più ricorrenti rivolte all’esecutivo, soprattutto sul piano internazionale.

Resta però il nodo politico interno. C’è da chiedersi se questa presa di distanza dal fascismo rappresenti il massimo punto di arrivo o l’inizio di un percorso nuovo nel rapporto tra la destra di governo e la propria storia. La risposta potrà arrivare solo se saranno isolate e condannate concretamente tutte le occasioni di rigurgito del ventennio rinvigoritesi, quando non supportate da alcuni ministri e parlamentari, in questi ultimi anni.  

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