Chi scrive ha grande stima per Ezio Mauro, uno dei pochi direttori o ex che il mondo l’anno conosciuto, praticato, studiato. Per questo e per la sua specchiata onestà intellettuale, è importante riflettere su quanto ha scritto in un editoriale su Repubblica: “Dopo quasi due secoli di cammino, la sinistra dovrebbe capire immediatamente che le sue città sacre, simboliche, oggi sono Kiev e Teheran”. Così inizia l’editoriale di Mauro. “Ciò che accade in Ucraina e in Iran – continua l’ex direttore – la interpella perché chiama in causa i suoi valori di libertà, la sua vocazione alla solidarietà con i più deboli, il suo rifiuto dei soprusi e delle ingiustizie, il sostegno alla lotta per la liberazione da ogni tirannide, la sua difesa del diritto e dei diritti”.
Considerazioni importanti, sentite, fondate. Con un limite. Le città sacre, simboliche, sono anche altre. Dimenticarlo, indebolisce il ragionamento. Perché i valori a cui Mauro fa riferimento, i diritti da difendere, la lotta di liberazione da sostenere, il rifiuto dei soprusi e delle ingiustizie contro cui la sinistra deve mobilitarsi, vanno oltre Kiev e Teheran. Arrivano, ad esempio, a Gaza, dove un genocidio è stato messo in pratica da quella che viene considerata, certamente da un altro recente ex direttore di Repubblica, l’unica democrazia in Medio Oriente, baluardo dell’Occidente in quella parte del mondo. E città simbolica avrebbe dovuta essere, assieme a tutto il Paese, Damasco, quando un inerme Occidente ha guardato senza agire il massacro intentato da Bashar al-Assad contro il popolo siriano.
Il simbolismo, come la solidarietà e la giusta indignazione, per reggere non possono essere selettive. Perché se Putin e Khamenei sono degli autocrati contro cui manifestare, non lo era da meno Bashar al-Assad o non lo è Benjamin Netanyahu, un “eroe” per Donald Trump, un “eroe” su cui pende un mandato di cattura della Corte de l’Aia per crimine di guerra e contro l’umanità.
Se non si allarga lo sguardo, allora il rischio è che le nobili considerazioni di Ezio Mauro siano strumentalmente piegate dai censori del Pd di Elly Schlein o del movimento pacifista, tacciati di essere filo-Pal e poi filo-Mad(uro) e magari anche filo-ayatollah.
Con un’aggiunta finale. Quei valori a cui fa riferimento Mauro dovrebbero essere valori universali, propri di una civiltà europea condivisa, oltre le divisioni tra destra e sinistra. Ora, invece di chiedere alla sinistra perché non manifesta contro questo o quello – ma sull’Iran a manifestare è stata la sinistra – forse si dovrebbe chiedere conto anche a chi sta al centro o a destra della latitanza di piazza. Restare umani non appartiene a un partito o a uno schieramento. Dovrebbe essere un sentire condiviso.
Sono convinto che Ezio Mauro non eccepisca. Non sono altrettanto convinto pe i molti che hanno subito brandito il suo editoriale per mettere sul banco degli imputati i “pacifinti”.
