Pd, Schlein sceglie l'unità: Bonaccini sarà il presidente del partito

L'esito della videocall tra la segretaria del Partito democratico e il governatore dell'Emilia-Romagna è quello dell'unità. Domenica l'ufficializzazione

Pd, Schlein sceglie l'unità: Bonaccini sarà il presidente del partito
Stefano Bonaccini e Elly Schlein
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10 Marzo 2023 - 22.06


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Una scelta all’insegna dell’unità: Stefano Bonaccini presidente del Pd. Ecco la proposta che Elly Schlein porterà domenica all’assemblea nazionale dem. 

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È questo l’esito della videocall tra la segretaria del Partito democratico e il governatore dell’Emilia-Romagna e suo sfidante alle primarie di oggi. Un incontro positivo, riferiscono fonti dem, svolto in un clima di piena collaborazione. Bonaccini preferiva la maglia di presidente a quella di vicesegretario e, alla fine, sarà accontentato. 

Bando alle divisioni, quindi, come annunciato subito dopo il voto dei gazebo, che ha premiato la deputata dem, la quale ha staccato di 80mila voti il suo avversario, che comunque ha raccolto il 46% dei consensi. Stavolta, però, non c’è stato un faccia a faccia in presenza, perché Schlein è rimasta a Roma per partecipare a Colonna ai funerali del senatore Bruno Astorre e oggi ha incontrato anche Paolo Gentiloni e Rosy Bindi, insieme alla commissaria europea per l’Uguaglianza, Helena Dalli, in visita istituzionale nella Capitale, nella sede della Rappresentanza della Commissione europea.

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La nuova assemblea nazionale del Pd di domenica è stata convocata al centro congressi `La Nuvola´ di Roma. In quell’occasione, che darà il la al nuovo corso dei democratici, ci sarà l’insediamento ufficiale di Schlein alla guida del Nazareno.

L’assemblea eleggerà il presidente, di cui ora si conosce il nome, ma anche i vice, il tesoriere e i componenti della direzione nazionale. Poi arriverà il momento di costruire la segreteria.

La squadra dovrebbe essere composta per la maggior parte da giovani e donne. Salgono, in particolare, le quotazioni di Marta Bonafoni, consigliera regionale nel Lazio eletta con la civica Zingaretti, in procinto di candidarsi alle Europee e Andrea Pacella, tra i promotori di Piazza Grande e voce dei Giovani democratici, vicino a Chiara Gribaudo, coordinatrice dei comitati Schlein alle primarie, anche lei pronta a sedere in segreteria.

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Ancora, secondo Radio Transatlantico, Marco Furfaro potrebbe essere scelto quale vicesegretario o coordinatore della segreteria, Marco Sarracino andrebbe verso l’organizzazione del partito, l’ex sindaca di Crema Stefania Bonaldi sarebbe pronta per la delega agli enti locali e poi ancora spazio per Chiara Braga, Alessandro Zan e Antonio Misiani. Pina Picierno e Alessandro Alfieri restano in pole position, invece, per l’area Bonaccini.

E non finisce qui. Schlein dovrà decidere se confermare o meno le capigruppo di Camera e Senato e il capodelegazione dei dem al Parlamento europeo. Debora Serracchiani e Simona Malpezzi, ma anche Brando Benifei hanno sostenuto Bonaccini al congresso e in nome «dell’aria nuova» potrebbero cedere il testimone.

Almeno una poltrona, in ogni caso, dovrebbe andare alla minoranza, dal momento che – soprattutto in Senato – i bonacciniani sono in minoranza. Se Francesco Boccia andasse alla guida del gruppo dem a Palazzo Madama (anche se si fa il nome di Antonio Misiani) alla Camera potrebbe restare Serracchiani (figura che unisce chi da Base riformista e Area dem ha sostenuto Bonaccini) o essere scelta Simona Bonafè. Se invece Peppe Provenzano diventasse capogruppo a Montecitorio, Alessandro Alfieri o Valeria Valente potrebbero aggiudicarsi la testa del gruppo di palazzo Madama.

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C’è poi il tema alleanze. Dopo l’apertura di Beppe Grillo nei giorni scorsi per il nuovo corso Pd, Carlo Calenda non ne vuol sentir parlare e ancora oggi ha sbattuto un’altra porta in faccia alla neo segretaria. Schlein «ha una visione molto ideologica e semplicistica delle cose della vita», le parole del leader di Azione a `Tagadà´. Mentre Walter Veltroni `benedice´ ancora una volta la segretaria: «Io sostengo il lavoro di Elly Schlein e penso che farà bene». L’ex segretario del Pd confessa di aver «votato alle primarie», ma è sibillino: «Il voto è segreto».

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