Fratoianni: "Mettiamo al centro i più deboli con l'obiettivo di ricostruire il welfare e redistribuire le ricchezza"

Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana parla dell'alleanza con Europa Verde e le candidature di Ilaria Cucchi e Aboubakar Soumahoro

Fratoianni: "Mettiamo al centro i più deboli con l'obiettivo di ricostruire il welfare e redistribuire le ricchezza"

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11 Agosto 2022 - 14.29


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di Antonello Sette

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Fratoianni, di fronte all’aut-aut di Carlo Calenda, o Sinistra Italiana ed Europa Verde o Azione, Enrico Letta non ha rotto l’accordo con voi. Pensa sia il segnale di un clima diverso, con i valori della sinistra e dell’ambientalismo che tornano in primo piano all’interno di un fronte progressista?

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Credo che sia innanzi tutto il segno di un modo corretto di comportarsi. Quando si sigla un accordo su presupposti chiari, poi lo si rispetta e chi non lo fa rivela il suo modo di intendere la politica. Noi abbiamo una proposta per il Paese e anche un’idea su che cosa sia oggi più utile mettere in campo per sconfiggere la destra, ovvero un punto di vista che sia davvero alternativo sul piano dei programmi e dei valori. Questa campagna elettorale servirà anche a misurare il consenso del Paese intorno alle proposte e alle idee per un futuro completamente diverso da quello che ha in mente la destra. 

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Avete candidato Ilaria Cucchi e Aboubakar Soumahoro. Che significato ha questa scelta?

Vogliamo raccontare un’idea di Paese attraverso le storie, le esperienze e persino i volti di persone, che hanno dato voce a chi non ce l’aveva e hanno lottato, talvolta in condizioni disperate, per dare giustizie a se stesse e alla propria famiglia, come nel caso di Ilaria, ma anche a tante e tanti, che lottano e resistono in silenzio, dentro un cono d’ombra di storie drammatiche di ingiustizia e di diritti violati. Ilaria e Aboubakar sono i volti di un Paese capace di rovesciare le prospettive e di ricostruire principi di giustizia sociale, che valgano per tutti e tutte. Di un Paese che sia in grado di occuparsi con delicatezza delle debolezze e delle fragilità, anziché consegnarle a una condizione di marginalità senza ritorno, come ha sempre fatto la destra. Sono due candidature raccontano quello che vorremmo essere e il futuro per cui lottiamo con tutte le nostre forze. Un futuro diverso da quello a cui talvolta sembriamo condannati, fatto di ancora meno diritti e più sfruttamento. 

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I dati dicono che l’astensione è più alta laddove c’è più sofferenza e precarietà. Che cosa pensate di dire e di fare per far tornare a votare milioni di italiani, che hanno perso ogni fiducia nella politica e appaiono rassegnati al peggio?

I dati confermano quello che già sappiamo. Chi vive in condizioni di difficoltà permanente ha abbandonato la politica, perché avverte che non è in grado di fornire risposte. Noi dobbiamo dire loro una cosa molto semplice. Che ci batteremo con tutte le nostre forze, qualunque sarà l’esito della tornata elettorale, per perseguire una politica, che metta al centro il disagio dei più deboli e dei più fragili, la ridistribuzione della ricchezza e la ricostruzione di un welfare, in grado di garantire a tutti dignità, prospettive e speranze.

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Perché è importante in questo momento un fronte in difesa della Costituzione? 

Credo che sia importante perché la destra italiana ha come obiettivo, in caso di vittoria, lo stravolgimento del nostro assetto costituzionale e democratico. Il presidenzialismo e l’autonomia differenziata, messi insieme, da un lato rischiano di far precipitare costituzionalmente l’Italia nella direzione dell’Ungheria di Viktor Orban e, dall’altro, con l’autonomia differenziata, di aumentare a dismisura gli squilibri territoriali.

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Pensa che Calenda e Renzi sottovalutino il pericolo di una deriva autoritaria, nonostante i modelli delle forze politiche, candidate a governare il Paese, siano Trump, Orban e Bolsonaro e persino Putin?

Le convergenze fra tutti quelli che si considerano alternativi e distanti dal progetto della destra possono fare la differenza, ad esempio nei collegi uninominali, dove anche solo un voto può risultare decisivo. E’ un’esigenza, quella della convergenza, che è un grande errore sottovalutare. 

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