Il futuro resta incerto e precario non solo per colpa di Conte e dei suoi ministri

La misura è diventata colma e di sostanziale rottura nel momento in cui anche i ministri grillini al governo non hanno votato la fiducia, senza neppure motivare la loro scelta e le conseguenze. 

Il futuro resta incerto e precario non solo per colpa di Conte e dei suoi ministri
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Nuccio Fava Modifica articolo

15 Luglio 2022 - 22.32


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L’Italia è alle prese con una crisi grave e pericolosa. È come se ci aggirassimo tra orribili macerie e per quanto auspicabile non è facile costruire vie di uscita. Anche per quanto faticoso ed arduo non sarebbe accettabile la resa e la rinuncia al dovere comune della ricostruzione. Ma non sono possibili miracoli e illusioni semplificatori. Al contrario l’umiltà e la non presunzione possono far maturare l’assunzione di un impegno comune e condiviso da parte dei partiti che hanno a suo tempo accettato la responsabilità di dar vita al governo Draghi. Esperienza significativa e non da sprecare. 

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Nonostante la complessità e il travaglio – accresciuti da un dibattito al Senato che ha visto i senatori di Conte avventurarsi come i cowboy contro gli indiani – non c’è stata una sufficiente capacità da parte degli altri partiti di interloquire costruttivamente.        

È certo facile svolgere considerazioni simili scrivendo al computer, molto più impegnativo e arduo è realizzarlo nel concreto; specie nella persistente ostinazione di ultimatum diretti a Draghi e nella ripetuta esaltazione del documento di 9 punti, nuova base programmatica che il governo avrebbe dovuto far propri a scatola chiusa.

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La misura è diventata colma e di sostanziale rottura nel momento in cui anche i ministri grillini al governo non hanno votato la fiducia, senza neppure motivare la loro scelta e le conseguenze. 

La situazione diventava sempre più insostenibile specie dopo le chiare indicazioni del presidente Draghi, il quale ribadiva l’impossibilità di proseguire con modifiche dell’assetto della maggioranza di unità nazionale, la cui crisi– secondo Draghi – rendeva impossibile la prosecuzione dell’azione di Governo. La scelta di Draghi si traduceva però nei commenti e nelle considerazioni di alcune delle forze politiche di procedere senza i 5stelle (che del resto si erano costruiti un ginepraio insuperabile). Tanto più che i numeri al Senato, nonostante l’atteggiamento e la defezione degli uomini di Conte e degli stessi ministri, non indebolivano numericamente il sostegno a Draghi. 

Nonostante le apparenze e l’importanza dei rapporti di forza, il problema – come si diceva anche nelle assemblee sessantottine nelle università occupate – è politico e non semplicemente quantitativo. Bene e con serietà ha dunque fatto il presidente del Consiglio ad annunciare le sue dimissioni, accettando naturalmente l’invito del presidente della Repubblica di presentarsi in Parlamento e verificare posizioni e atteggiamenti dei gruppi parlamentari di tutti i partiti. Spetterà ovviamente a Draghi e a Mattarella trarre le indispensabili conclusioni. Il clima resta però difficile e privo di chiarificazioni significative. Almeno allo stato attuale. 

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Intanto nell’opinione pubblica, in Europa e negli altri paesi non si nascondono preoccupazioni e timori per le sorti dell’Italia. Con cinismo e cattivo gusto la Russia non nasconde un certo beffardo e strumentale compiacimento per la crisi italiana. Allestendo un teatrino televisivo per l’ignaro popolo russo, sono state affiancate le foto del leader britannico Jonson appena defenestrato e quelle del presidente italiano e indicando la tragica fine di quanti si oppongono in Ucraina alla politica di Putin. Un modo deplorevole di fare politica del terrore e della sopraffazione che in ogni caso dovrebbe fare riflettere tutta la politica italiana – anche sotto questo aspetto – alle prese con sfide e pericoli gravissimi. 

La crisi del nostro governo non potrà prescindere da valutazioni doverose sullo scacchiere interno e internazionale e non potrà sottrarsi in alcun modo ai suoi doveri e alle sue responsabilità verso i cittadini italiani e i popoli europei. 

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