Sondaggi politici, Fratelli d'Italia supera quota 22,5%: crisi nera per Lega e 5stelle

Un’altra voce che tocca un record negativo è quella dell’insieme dei partiti che compongono la maggioranza di governo, che oggi vale complessivamente il 68,1%: un dato mai così basso da quando è nato il Governo Draghi.

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17 Giugno 2022 - 16.06


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Sondaggi politici, dopo la tornata elettorale dello scorso 12 giugno le preferenze politiche degli italiani si sono evolute seguendo, di fatto, l’andamento dei risultati delle amministrative.

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Fratelli d’Italia fa registrare un nuovo record con il 22,5%, un dato coerente con il sorpasso che il partito di Giorgia Meloni ha inflitto alla Lega anche in molti comuni del Nord. In seconda posizione, a circa un punto dalla vetta, troviamo un Partito Democratico in crescita (+0,4%) e che può comunque vantare, anche questa volta, la palma di soggetto politico più competitivo in occasione di elezioni amministrative.

Le elezioni di domenica hanno poi confermato, a loro modo, anche una tendenza che stavamo descrivendo da diverse settimane, e che trova una – ennesima – conferma anche nei numeri della Supermedia odierna. Si tratta della crisi di Lega e Movimento 5 Stelle, entrambi usciti decisamente male dal voto nei comuni (soprattutto se si guarda al dato delle rispettive liste) e che questa settimana fanno registrare il loro peggior dato da inizio legislatura, perdendo complessivamente un punto e mezzo nell’ultimo mese.

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Ma nella nostra analisi c’è un’altra voce che tocca un record negativo. Si tratta del dato relativo all’insieme dei partiti che compongono la maggioranza di governo, che oggi vale complessivamente il 68,1%: un dato mai così basso da quando è nato il Governo Draghi – ammesso che si possano usare termini come “basso” e “record negativo”, visto che parliamo pur sempre di poco meno di 7 italiani su 10.

Proseguendo nella rassegna dei partiti, notiamo altre tendenze che potrebbero essere di un qualche interesse. Forza Italia si conferma intorno all’asticella dell’8%, ma questa settimana scende leggermente al di sotto di tale soglia. Le amministrative, in realtà, non hanno regalato particolari dispiaceri al partito di Silvio Berlusconi, che ha fatto registrare un dato aggregato di lista molto vicino a quello della Lega.

Così come positiva è stata senza dubbio la performance dei candidati del cosiddetto “terzo polo”, che laddove si è presentato in autonomia (soprattutto in certi capoluoghi come Palermo, L’Aquila, Parma e Catanzaro) ha portato a casa ottimi risultati. Probabilmente, quindi, non è una coincidenza il fatto che sia Italia Viva (+0,5%) che la federazione tra Azione e Più Europa (+0,4%) facciano registrare variazioni positive, portando la componente liberale di centro che in Parlamento sostiene Draghi a crescere di quasi un punto, sfiorando così l’8%.

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In conclusione, si può dire che le prime rilevazioni demoscopiche post-voto siano pienamente coerenti con le tendenze emerse nelle urne, cioè dai “voti veri” degli italiani. Non è un caso: l’insieme dei comuni superiori in cui si è votato domenica scorsa è, infatti, un campione molto rappresentativo del Paese in generale, come conferma la quasi assoluta equivalenza tra il voto espresso in questi comuni e il dato nazionale in occasione delle Europee 2019. Il che costituisce, a ben vedere, un ulteriore motivo per analizzare con cura il risultato di domenica scorsa.

Un’ultima considerazione, infine, riguarda i sondaggi: spesso – troppo spesso – accusati di essere sbagliati, fuorvianti, in certi casi persino manipolatori. Ebbene, in questa occasione (come molte altre in passato, a dire il vero) i sondaggi della vigilia sono stati in grado di anticipare con estrema precisione, nella quasi totalità dei casi, il risultato finale, come si può verificare rileggendo la rassegna analitica che avevamo proposto tre settimane fa.

Un risultato non scontato, se si considera che il voto amministrativo è per definizione quello meno “tracciabile” dalle analisi statistiche, sia per la molteplicità dei fattori che incidono sul voto (coalizioni a geometria variabile, presenza o meno di sindaci uscenti ricandidati, question puramente locali…) sia del diffuso utilizzo del voto di preferenza, non rilevabile dai sondaggi che per la loro stessa natura intercettano il voto di opinione più che il voto per così dire “di prossimità”.

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