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"Il razzismo deve essere cibo di tutti o faremo il gioco di meticci e ebrei": questa è l'eredità morale di Almirante

Quale può essere l’eredità politica e morale di Giorgio Almirante? Un fascista tra i promotori del razzismo del regime criminale di Mussolini? Vediamo cosa scriveva nel 1942

"Il razzismo deve essere cibo di tutti o faremo il gioco di meticci e ebrei": questa è l'eredità morale di Almirante

globalist

26 Aprile 2022 - 18.27


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Quale può essere l’eredità politica e morale di Giorgio Almirante? Un fascista tra i promotori del razzismo del regime criminale di Mussolini?

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Il 5 maggio 1942 l’esponente fascista scriveva su “La Difesa della razza”: 

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«Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore». 

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«Altrimenti – scriveva ancora Almirante – finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue».


 Almirante fu segretario di redazione dal settembre 1938 de «La Difesa della Razza», la rivista diretta da Telesio Interlandi che uscì col primo numero il 5 agosto del 1938 e venne stampata, con cadenza quindicinale, fino al 20 giugno del 1943 per rilanciare l’antisemitismo in termini molto più espliciti ed aggressivi di quanto non fosse mai accaduto in precedenza.

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La rivista nella quale scriveva Almirante accompagnò la promulgazione delle leggi razziali volute da Mussolini.

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