I nomi per il Quirinale sono molteplici: nei mesi ci sono stati molti rumor. Da Berlusconi fino ad arrivare a Rosy Bindi. A quanto pare l’idea che potrebbe giungere dal moVimento 5 stelle è quello di una donna.
“Una donna al Quirinale? Sarebbe una bella novità. So che Conte intende riunirci a gennaio e credo sia utile rinviare ad allora ogni considerazione sul metodo e sulle eventuali persone da proporre”.
Lo ha detto Vincenzo Spadafora, ex ministro dello Sport pentastellato, respingendo ”l’idea che o si elegge Draghi o non c’è un’alternativa. In politica c’è sempre un’alternativa, ed è la politica stessa a doverla generare.
Quanto a Berlusconi – ha affermato – credo che Conte sia stato costretto a prendere una posizione netta dopo i suoi inaspettati giudizi positivi sul suo operato, che avevano scosso non solo il gruppo parlamentare ma soprattutto i nostri elettori. Rischiamo di scendere sotto il 10% – ha aggiunto – se non torniamo ad una azione politica incisiva. Penso che le sue prime scelte, come accedere al finanziamento pubblico, riabilitare la figura di Berlusconi, astenerci al Senato su Renzi e Cesaro, rimettere in discussione i due importanti referendum su eutanasia e cannabis, abbiano disorientato non poco il nostro elettorato”.
”Credo che sia doveroso per noi – prosegue Spadafora – iniziare il confronto sul Colle con coloro che giocano nel nostro stesso campo e con i quali in futuro, come ha detto il presidente Conte, formeremo il campo progressista. Conte deve riuscire a tenere uniti i gruppi parlamentari che devono essere coinvolti in un ragionamento politico condiviso e non a cose fatte. Sono certo che il nostro gruppo parlamentare, ad esempio, ribadirà con nettezza l’importanza che Draghi resti presidente del Consiglio. Anche perché, come prima forza politica parlamentare, dobbiamo giocare un ruolo da protagonisti e non subire scelte altrui”.
Quanto all’apertura di Mario Draghi alla sua candidatura al Quirinale, Spadafora afferma che ”onestamente mi ha molto colpito quella conferenza stampa: temo che lo abbia allontanato piuttosto che avvicinarlo al Quirinale. Oltre ad essere inedita, la palese autocandidatura ha dimostrato poca sensibilità politica e una percezione distorta del rapporto con il Parlamento, testimoniata anche dalla gestione della legge di Bilancio, cose che hanno raffreddato anche gli entusiasti. Continuo a pensare invece che la storia e lo standing internazionale del presidente Draghi siano un valore per la guida del governo, soprattutto in un momento in cui la pandemia non è superata e la gestione del Pnrr solamente agli inizi”.
