Perché la legge sul suicidio assistito potrebbe fare la fine del Ddl Zan

Sono già previsti molti voti segreti e quindi, come è accaduto per la legge contro l’omofobia, il testo potrebbe venire affossato da molti franchi tiratori

Perché la legge sul suicidio assistito potrebbe fare la fine del Ddl Zan
Suicidio assistito
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14 Dicembre 2021 - 15.16


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Ieri è iniziata alla Camera dei Deputati la discussione generale sul testo della legge sul suicidio assistito, che regolamenterebbe una sentenza del 2019 della Corte Costituzionale, che stabiliva che sotto determinati criteri l’aiuto al suicidio non è punibile. 

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In questi mesi l’Associazione Luca Coscioni ha promosso un referendum – di enorme successo – per legalizzare l’eutanasia attiva, che avviene quando il medico somministra il farmaco necessario a morire. L’Associazione, riguardo al testo in discussione alla Camera, lo ha definito “insufficiente” e ha intenzione di portare avanti comunque la proposta di referendum, che il 9 dicembre ha ottenuto la validità dalla Corte di Cassazione e ora attende il giudizio di ammissibilità in Corte Costituzionale. L’Associazione ha comunque proposto degli emendamenti al testo della Camera. 

Il testo è basato sulla sentenza su ‘Dj Fabo’, Fabiano Antoniani, che stabiliva che a determinate condizioni non è punibile una forma di eutanasia definita assistenza al suicidio, cioè quando una persona di fatto permette a un’altra di suicidarsi. Secondo la sentenza, in Italia si può assistere una persona al suicidio quando il paziente ha una patologia irreversibile che provoca sofferenze fisiche o psicologiche per lui intollerabili e solo se il paziente è in possesso delle complete facoltà di intendere e di volere ed è tenuta in vita da macchinari per il sostegno vitale. 

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L’Associazione Coscioni sostiene però che il testo della legge discrimina i malati che non sono collegati a macchinari, ma che comunque soffrono di patologie irreversibili e dolorose. Inoltre, non è contemplata l’eutanasia ‘attiva’, che avviene quando è il medico a somministrare il farmaco. Inoltre, si denuncia l’estrema burocrazia prevista, che allungherebbe i tempi in modo esagerato. In ultimo, il testo prevede l’obiezione di coscienza del medico, che può semplicemente rifiutarsi di eseguire le ultime volontà del paziente. 

La legge sul suicidio assistito è una battaglia osteggiata da una larga fetta del Parlamento e sono tanti coloro che stanno trovando similitudini con quanto accaduto con il Ddl Zan: una legge fortemente voluta dalla società civile che però non viene approvata dal Parlamento, che prende tempo (la votazione andrà probabilmente per le lunghe e sarà rimandata a dopo l’elezione del Presidente della Repubblica) ed evita di prendere una decisione invisa ad ambienti potenti come quelli di area cattolica. Sono già previsti molti voti segreti e quindi, come è accaduto per la legge contro l’omofobia, il testo potrebbe venire affossato da molti franchi tiratori. Tra l’altro, la doppia lettura al Senato, dove la sinistra ha numeri molto stringati, potrebbe vanificare un’eventuale approvazione alla Camera. 

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