Giannini accusa Renzi: "Vergognoso come manipola i fatti, zero decenza politica"

Il direttore della Stampa torna sulla questione dell'assegno che Renzi ha postato su twitter sostenendo che fosse un risarcimento di Giannini a Carrai: "È per le spese legali"

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13 Novembre 2021 - 16.04


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Il direttore della Stampa Massimo Giannini, dopo aver ribattuto al tweet di Matteo Renzi in cui il senatore ha pubblicato un presunto assegno che Giannini avrebbe pagato a Marco Carrai, torna sulla vicenda: “Constato, con mesto raccapriccio, che il senatore Renzi torna sulla vicenda di una mia presunta condanna in causa persa contro Marco Carrai, e di un mio presunto risarcimento danni versato a suo beneficio. Ne aveva già parlato a sproposito ieri sera, durante la trasmissione “Otto e Mezzo” su La7, nella quale eravamo entrambi ospiti. Ora vedo che rilancia sui suoi social network, esibendo come “prova” un documento nel quale comparirebbero le mie “scuse a Carrai” e un mio assegno a lui intestato, con tanto di mia firma, zoomata ad arte accanto all’assegno medesimo”.
“È penoso, per chi fa il mio mestiere con serietà e per chi fa politica con passione, ma mi vedo costretto a precisare quanto segue – prosegue – 1) Non esiste alcuna “condanna” né alcuna “causa persa” da parte mia nei confronti di Marco Carrai. Il medesimo presentò una querela per diffamazione nei miei confronti, per un mio articolo su “Repubblica” uscito nel 2016. La causa andò avanti per tre anni, e nel maggio del 2019 fu ritirata dal querelante, previa conciliazione di cui fa fede la lettera esibita dal senatore Renzi, nella quale mi limito a precisare di non aver offeso nessuno. 2) Non esiste alcun “risarcimento danni” da me versato a Marco Carrai. Dell’assegno esibito dal senatore Renzi io non conoscevo l’esistenza. Non porta la mia firma, come può vedere chiunque. Reca un importo di 3.000 euro (e già questo basterebbe a un essere umano dotato di medio buonsenso per capire che non può trattarsi di risarcimento danni). Infatti non lo è. Come può chiarire l’azienda editoriale dalla quale dipendo, e come finge di non sapere il senatore Renzi, è invece un semplice concorso alle spese legali, che le parti condividono quando una causa viene ritirata”.
“E questo è tutto. A dispetto di quello che continua a propalare il senatore Renzi, non ho mentito a Otto e Mezzo e non mento adesso. Detto questo, non posso non constatare con profonda amarezza come queste continue campagne di delegittimazione nei confronti dei giornalisti e queste vergognose manipolazioni dei fatti, operate sistematicamente dal leader di Italia Viva, stiano portando davvero la politica al grado zero della dignità e della decenza”.

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