Quando Renzi denunciava la Bestia di Salvini e nel frattempo nutriva la propria

Renzi aveva denunciato “una vera industria del falso, con profili social altamente specializzati in diffusione di bufale, fake news, propaganda”. Peccato facesse più o meno la stessa cosa.

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10 Novembre 2021 - 13.51


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Predicare bene e razzolare malissimo. Questo, almeno, è quanto emerge in queste ore dall’inchiesta sulla Fondazione Open e sull’utilizzo, da parte di Matteo Renzi, di un complesso sistema di software simile alla Bestia salviniana per monitorare e influenzare l’elettorato. 
Razzolare male perché Renzi, in passato, non ha mai risparmiato attacchi, condanne e denunce nei confronti della macchina social creata da Luca Morisi e anzi, proprio in seguito al recente scandalo che ha investito l’ex social media manager di Salvini, Renzi aveva scritto che Morisi “è stato il cervello ideatore di tutte le aggressioni personali contro di me e contro di noi nella scorsa legislatura” ma che non lo avrebbero messo alla berlina proprio perché “noi non faremo coma la Bestia”. 
Peccato che, a quanto emerge, la Bestia renziana esiste eccome ed è attiva dal 2016, sfruttando due potenti software israeliani che monitorano e dragano i social per individuare gli argomenti e gli utenti più utili alla causa. 
Un sistema che prevede anche l’utilizzo di account falsi, proprio una tecnica contro cui Renzi in passato si era più volte scagliato. Il 24 novembre 2017, ricorda il Fatto, Renzi aveva denunciato “una vera industria del falso, con profili social altamente specializzati in diffusione di bufale, fake news, propaganda”. Non solo: Renzi attacava chi “inquina in modo scientifico il dibattito politico sul web diffondendo notizie false solo per screditare gli avversari. Noi lo sappiamo bene, perché ne siamo vittima ogni giorno. E ogni giorno che passa si scoprono notizie più inquietanti sulle modalità di diffusione di queste bufale”.
Ma mentre Renzi pontificava contro la Lega, a quanto emerge riceveva mail dettagliate dai suoi collaboratori su una strategia social costruita intorno a un pilastro, quello dell’antigrillismo. Il M5s era il nemico conclamato e gli account finti, le pressioni sui social e il monitoraggio avevano come unico obiettivo quello di screditare il Movimento. 

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