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Quando l'internazionale nera era finanziata dal dittatore spagnolo Francisco Franco

Tra i preferiti c'erano gli italiani: «los italianos» erano riusciti a intrecciare solide relazioni con gerarchi e profughi del nazismo esiliatisi a Buenos Aires, a Santiago di Cile, e a La Paz, in Bolivia.

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Nostalgici del dittatore fascista spagnolo Francisco Franco

globalist

22 Ottobre 2021


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Una lunga trama che si dipana dagli anni ’70. La trama nera.

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Che si sviluppa tra generalissimi, colonnelli, servizi deviati. 

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Nella seconda puntata della nostra inchiesta su Fascisti e Fascismi d’Europa, riportiamo l’articolo di un grandissimo inviato di guerra , prematuramente scomparso: Mimmo Càndito. L’articolo esce su La Stampa del 16 settembre 2016: “A Madrid, in quegli anni ’70, quando la Spagna del Caudillo era patria confortevole d’ogni militante della destra europea, l’Aginter Press aveva il suo piccolo ufficio in un vecchio palazzo silenzioso. La sede centrale di quella «agenzia giornalistica» era Lisbona, dove il suo direttore, Yves Guérin-Sélac, un solido arnese della Oas d’Algeria, godeva delle felici protezioni della corte di Salazar; ma in realtà a contare era Madrid, e a Madrid, spesso al riparo formale dell’Aginter, s’incrociavano i percorsi e le trame del neofascismo europeo. La geografia politica della destra al potere nel vecchio continente univa alla Spagna franchista anche una ansante dittatura lusitana e i colonnelli protervi di Papadopoulos. Ma Lisbona era con le pezze al sedere, e Atene stentava a far quadrare i bilanci. Perciò Madrid contava più degli altri perché Francisco Franco elargiva aiuti sicuri (senza troppa generosità, però, perché era ben tirchio) ai movimenti della Internazionale Nera che stendeva la sua rete sulla intera Europa.

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Il collettore principale era il Msi di Almirante, ma a pescare ancor più in quel rivolo di pesetas erano i gruppi movimentisti che poi sarebbero confluiti nella galassia della destra extraparlamentare, da Ordine Nuovo ad Avanguardia Nazionale (quali che fossero i nomi che si davano), con Stefano Delle Chiaie, Paolo Signorelli, Pierluigi Concutelli, Elio Massagrande, il «giornalista» Giannettini.

Il franchismo aveva due anime, l’una tentata dalla tecnocrazia dell’Opus Dei e l’altra, più tradizionalista, fedele al falangismo «hasta siempre». Ed era questa che teneva i cordoni del finanziamento, seguendo una strategia di condizionamento a destra delle democrazie europee per rompere l’isolamento al quale la sconfitta di Hitler e Mussolini aveva consegnato la Spagna eterna della Croce e dell’Ordine.

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Il Msi e i suoi gruppuscoli avevano un peso reale nella vita politica italiana di quel tempo, e questo li faceva privilegiare rispetto alle deboli formazioni neofasciste di Parigi, di Londra, di Bonn, di Stoccolma. E, in più, «los italianos» erano riusciti a intrecciare solide relazioni con gerarchi e profughi del nazismo esiliatisi a Buenos Aires, a Santiago di Cile, e a La Paz, in Bolivia. E sarà in questi Paesi che – nei momenti giudiziari più difficili – troveranno rifugio e amicizie tanti protagonisti della strategia della tensione, a cominciare da Freda e Ventura e Delle Chiaie. Quando Franco muore, e lentamente muore anche il suo regime, e di pesetas non ce n’è più, i viaggi verso l’America Latina saranno ormai una scelta obbligata”, conclude Càndito. 

Una lezione di storia. E di giornalismo.

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Allarme a Bruxelles

Una storia che si fa presente. L’allarme Forza Nuova è arrivato fino a Bruxelles. E dalla Commissione europea è tornato un duro monito nei confronti dei fascisti e di chi fomenta l’odio. “A Roma il 9 ottobre un gruppo neofascista ha usato una manifestazione contro le misure sul Covid per scatenare il caos nella città e attaccare la sede di un sindacato. Questo ci ha mostrato che l’odio, la violenza e l’intolleranza non si stanno solo nascondendo negli angoli più oscuri del web”, ma «sono diventati ‘mainstream’ e rischiano di sfociare nella violenza pubblica, minacciando la stabilità delle nostre democrazie”.  Lo ha detto la commissaria europea per l’Uguaglianza, Helena Dalli, nel dibattito al Parlamento europeo sulle violenze a Roma. 

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Una presa di posizione che fa il paio con la conferma di un allarmante aumento “dell’intolleranza e dell’estremismo in Europa come confermano diverse fonti, come l’Agenzia Ue per i diritti fondamentali, il Consiglio d’Europa e l’Europol” ha detto Anze Logar, ministro degli Affari esteri della Slovenia, Paese che ricopre la presidenza del Consiglio Ue. Secondo il ministro sloveno “è particolarmente importante rispondere al rischio di estremismo nel modo più tempestivo possibile”.

QAnon made in Europe

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Di grande interesse è il report di Peggy Corlin per voxeurop.eu

“Il successo di QAnon in Europa è stato facilitato da diversi ‘guru’ cospirazionisti, sostenuti dai network di estrema destra. Uno dei più influenti è Oliver Janich: l’uomo ha riscosso molto successo (e si è perfino arrichito) rilanciando in particolare un filmato che mostrava un antico mito antisemita del XV secolo, collegandolo con un altro, la raccolta di adrenocromo, una potente quanto immaginaria droga da cui Hillary Clinton sarebbe dipendente.

Tra aprile e agosto 2020 i contenuti che hanno a che fare con QAnon si sono così moltiplicati. Le ricerche del think tank Isd Global mostrano che sui 15 maggiori siti che rilanciano le notizie di QAnon, tra le lingue più rappresentate ci sono l’inglese seguito dal tedesco, dall’italiano e dal francese. Nei paesi dell’Europa centrale e orientale, in particolare in Polonia la paura del nemico russo è tale per cui i complottisti si affidano facilmente a QAnon.

Nell’estate del 2020, un attacco all’hashtag #Savethechildren, dal nome della Ong che difende i diritti dei bambini, ha portato in piazza a Londra, Bristol o Manchester diverse centinaia di persone. Senza rivendicare la loro appartenenza a QAnon, i manifestanti credevano che i bambini fossero prigionieri di una rete che trafficava esseri umani: l’hashtag ha generato sui social network milioni di interazioni.

Eppure le teorie complottiste sulla pedocriminalità non sono una novità: già durante la vicenda Dutroux circolavano in Europa. Marc Dutroux, condannato alla fine degli anni Novanta tra l’altro per aver rapito, stuprato e ucciso quattro ragazzine, già all’epoca per alcuni fu “vittima” di un sistema giudiziario corrotto, per altri fu condannato al posto dei membri di misteriose reti di pedofili nelle quali erano invischiati alcuni politici o addirittura la famiglia reale del Belgio.

Nel Regno Unito, alcuni anni dopo l’operazione di polizia Yewtree, una vasta indagine condotta in seguito alle accuse di pedofilia rivolte al presentatore della Bbc Jimmy Savile, QAnon non ha avuto problemi ad attecchire. In Francia, QAnon  può ringraziare lo youtuber canadese di estrema destra Alexis Caussette-Trudel che ha diffuso le teorie del movimento nella lingua di Molière.  

Un altro terreno fertile è stato il movimento #Metoo e le accuse rivolte contro l’agente di modelle Jean-Luc Brunel nel caso Epstein. La retorica anti-élite non ha fatto fatica a fare presa nel paese dei “Gilet gialli”, alimentata dalle figuracce del governo nella gestione della pandemia di Covid-19. “In Europa, QAnon fa sistematicamente leva sulle teorie anti-elitiste, mentre negli Stati Uniti è riuscita a instaurare un rapporto diretto con la dimensione religiosa”, spiega la ricercatrice Iris Bover di Isd Global”, conclude Corlin.

QAnon in Italia

Da un documentato report di Factanews: “Recentemente le teorie di QAnon hanno iniziato a fare proseliti anche in Italia e in gran parte dei Paesi europei. La denuncia arriva da NewsGuard, organizzazione che si occupa di monitorare la disinformazione online, secondo cui il messaggio di QAnon starebbe attirando seguaci nel nostro Paese ‘sia attraverso noti siti locali di disinformazione, sia grazie alla spinta di celebrità e politici che diffondono il messaggio di Q’.

La galassia social di QAnon in Italia conta ad oggi (31 luglio 2020) una pagina Facebook da 13mila like, un account Twitter da 3mila follower e un altro da oltre 8mila seguaci, un canale YouTube da 24mila iscritti e un sito web. I bakers italiani, proprio come quelli americani, hanno scelto di adottare come segno di riconoscimento tre stelle da mettere accanto al proprio nome utente di Twitter, ‘ci identifica negli Usa come quegli europei pronti per quanto accadrà entro fine anno. Chi ha inteso lo faccia’, ha spiegato su Twitter Maurizio Gustinicchi, redattore del sito web Scenari Economici e tra i principali diffusori dei contenuti di Q in lingua italiana.

Oltre a Gustinicchi, i contenuti di QAnon sono stati rilanciati anche dal sito web Database Italia, in un articolo intitolato ‘Q-Anon, Il dovere della serietà’ e in ‘un’intera sezione dedicata a QAnon, con articoli pubblicati quasi quotidianamente’, spiega ancora NewsGuard Tra gli esponenti politici, sottolinea NewsGuard, la più attiva è stata la parlamentare italiana ex-Movimento 5 Stelle e attivista no-vax Sara Cunial, che nel corso di un discusso discorso in Parlamento datato 14 maggio 2020 (e verificato punto per punto da Pagella Politica) ha citato numerose teorie rese popolari da QAnon, in particolare quelle che accusano Bill Gates di aver avuto un ruolo nella creazione del virus Sars-Cov-2. La deputata ha inoltre menzionato, in un passaggio, il ‘deep state all’italiana’, formula molto cara a Q.

QAnon ha infine fatto il suo debutto anche sui media mainstream, grazie a un articolo sul blog di Libero datato 6 luglio 2020 e intitolato “Tra voci sull’”adrenocromo” e pedofilia reale, certa moda ammicca agli orchi?”, nel quale si fa riferimento a «vociferazioni sul coinvolgimento delle “élite” progressiste» in casi di pedofilia, negli Stati Uniti, e al Pizzagate, definito ‘una vicenda oscurissima’. L’articolo associa inoltre queste dinamiche all’adrenocromo, ‘una sorta di elisir di lunga vita’ contenuto nel sangue dei bambini, che per questo sarebbero ‘sottoposti a violenze e torture’. Si tratta di una delle teorie più celebri tra quelle diffuse da QAnon…”.

Uno spettro si aggira per l’Europa

A scriverne, su Art. 21, è Domenico Gallo: “Dall’Europa giungono segnali inquietanti. Si costruiscono muri, dapprima in Ungheria, poi in Grecia, adesso in Polonia e Lituania (alla frontiera con la Bielorussia). Si smantellano le garanzie dello Stato di diritto sottoponendo la giurisdizione al controllo del sovrano politico, e limitando di fatto la libertà di espressione, come avviene in Polonia e Ungheria. Si contesta la supremazia del diritto internazionale e delle Carte dei diritti dell’uomo. Un’ondata di sovranismo dilaga negli altri Paesi europei che ancora resistono, cavalcato da partiti neo fascisti come Vox in Spagna, il Fronte nazionale di Le Pen in Francia, AFD in Germania, movimenti gemellati nel nostro Paese con la Lega e Fratelli d’Italia.

È in questo contesto che vanno inquadrati i movimenti di protesta No vax e No green pass che stanno agitando l’Italia. Nel 1919 il nascente movimento fascista intercettò lo sgomento e il malessere sociale provocato dalle sofferenze inaudite di una guerra che aveva causato 700.000 morti e oltre 1.500.000 feriti o mutilati, agitando il mito della “vittoria mutilata”. Da una sofferenza reale che aveva colpito in profondità il popolo italiano si fece nascere uno spirito di rivalsa contro responsabili immaginari, realizzando una sorta di elaborazione paranoica del lutto. In realtà la vittoria non fu mutilata da nessuno per la semplice ragione che non ci fu nessuna vittoria ma soltanto un’immane carneficina che costituì una sconfitta per tutti i popoli europei.

Oggi dobbiamo fare i conti con lo sgomento e il malessere sociale provocati dalla pandemia, che hanno causato un fardello di lutti, hanno accresciuto la povertà, le disuguaglianze, la disoccupazione, la disperazione sociale. Anche in questo caso è partito il treno dell’elaborazione paranoica del lutto. Le parole d’ordine e gli slogan utilizzati durante le manifestazioni che si ripetono ogni sabato esprimono una fuga dalla realtà che si realizza nella sostanziale negazione della pandemia e dei suoi effetti nefasti, compresa la negazione del gravissimo fardello di vittime (oltre 130.000), che nell’immaginario collettivo dei manifestanti si dissolvono come fossero irreali. È significativo che coloro che evocano parole come ‘libertà’ e ‘dittatura sanitaria’ per contrastare l’utilizzo di presidi sanitari, si siano autodefiniti ‘patrioti’, che agiscono in nome del popolo sovrano. Non è mancata neanche l’impudenza di paragonare le disposizioni sul green pass alle leggi razziali…”.

La conclusione di Gallo è una lezione di storia, e di politica, che la sinistra, in tutte le sue variegate articolazioni, farebbe bene a introiettare “Come nel 1919 il mito della ‘vittoria mutilata’, agitato spregiudicatamente, costituì un volano per l’avvento del fascismo, così in questo momento storico il mito della ‘dittatura sanitaria’ può costituire un volano per l’avvento, non solo in Italia, di quelle forze politiche che vogliono smantellare le conquiste della democrazia e dello Stato di diritto. Non è un problema di ordine pubblico. La democrazia si difende con la democrazia, curando le cause che generano il malessere sociale (in primo luogo la crescita della disuguaglianza, della disoccupazione e della povertà) e coltivando la speranza di un mondo più giusto. E poi occorre vigilare perché quel grembo è sempre fecondo”.

(parte seconda, continua)

 

 

 

 

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