L'uscente Sala nei sondaggi vicino al trionfo al primo turno

Rilevazione YouTrend per Gedi. Pd primo partito. Derby a destra, con FdI che insidia la Lega, male FI

Giuseppe Sala, sindaco di Milano

Giuseppe Sala, sindaco di Milano

globalist 14 settembre 2021
I sondaggi indicano che Beppe Sala sarà sindaco di Milano per un secondo mandato. È una partita a due, con il pediatra Luca Bernardo sostenuto dal centrodestra, malgrado il numero più alto di candidati (13) degli ultimi venti anni. Sala può chiudere i giochi al primo turno. 
Il sondaggio realizzato da YouTrend per il gruppo Gedi vede Sala al 51,4%, con Bernardo ben 14 punti indietro, al 37,2%.
Un margine che si allarga in caso di ballottaggio, con Sala al 64,2% e Bernardo al 35,8%.  
E i 5 stelle? Layla Pavone, la manager voluta da Giuseppe Conte per lanciare il nuovo corso del Movimento al Nord, si fermerebbe addirittura al 4,6 per cento.
La vittoria di Sala al primo turno è “uno scenario in questo momento possibile”, sostiene il direttore di YouTrend Lorenzo Pregliasco.
La prima ragione è rintracciabile “nel giudizio sull’amministrazione comunque positivo”: il 58,2% del campione - 804 intervistati - promuove la giunta Sala. Ma a influire sul risultato potrebbe essere, guardando nell’altro campo, anche una candidatura, quella di Bernardo, “arrivata tardi, tra molte incertezze, e in un contesto in cui a lungo sembrava che nessuno volesse assumersi questa responsabilità”.
Tra i partiti, il Pd resta primo con il 27,6% (era al 36% alle Europee, al 29 alle scorse Comunali).
Ma nel derby della destra, il rischio sorpasso c’è. La Lega sarebbe ancora in vantaggio con il 14,1% (contro il 27,4 dell’exploit alle Europee e l′11,8% del 2016). Ma, persino nella città di via Bellerio, la concorrenza di Giorgia Meloni, che supera Matteo Salvini in fiducia personale, si fa sentire.
Fratelli d’Italia si arrampica fino all′11,3% (nell’ultima sfida per Palazzo Marino era al 2,4%, nel 2019 al 5,2), a un soffio da una Lega che, per la prima volta dal 1993, non schiera il suo “Capitano” in lista. Non si arresta, invece, il crollo di Fi.
Nella sua Milano, il partito di Berlusconi non andrebbe oltre il 7,9%. Nel 2016, volava al 20 per cento.