La nuova supercazzola della Meloni per non condannare il fascismo

Rispondendo a Galli della Loggia l’estremista di destra si è nascosta nella condanna dei totalitarismi. E no: dica chiaramente che il fascismo fu un regime criminale che non ebbe meriti.

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni
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3 Giugno 2021 - 09.08


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I trucchi di Giorgia Meloni non sono poi diversi da quelli di Matteo Salvini, ossia alzare polveroni per spostare l’attenzione sulle cose che non gli fanno comodo e che non vuole affrontare.
Ad esempio il fascismo.
I nostalgici del fascismo rappresentano una fetta consistente del suo elettorato che lei coltiva e blandisce anche candidando persone che fanno di cognome Mussolini che attirano vecchi e nuovi nostalgici.
Ad esempio contrastando la legge Fiano o i regolamenti anti-fascisti ufficialmente nel nome della libertà, in realtà -appunto – perché una delle missioni del suo partito di estrema destra è quella di coccolare gli ammiratori di un regime criminale che portò l’Italia nella dittatura, mise in carcere quando non uccise gli oppositori politici, decretò le leggi razziali e trascinò l’Italia in una devastante guerra al fianco di Hitler.
Anche per questo l’Italia democratica nata dalla Resistenza al nazi-fascismo ha una Costituzione antifascista. Perché l’Italia ha subito gli orrori del fascismo e non per altro.
Ora Giorgia Meloni, come vedrete, nel rispondere a Galli della Loggia ha detto che loro hanno condannato i totalitarismi. Continuando nel giochetto di fare un minestrone per confondere tutto.
Parliamo di una estremista di destra che nel giorno della Memoria, quando si ricordavano le vittime della Shoah, nella sua dichiarazione evitò accuratamente di usare le parole fascismo e nazismo.
Parliamo di una esponente di destra che il 25 aprile, giorno della Liberazione dalla dittatura nazi-fascista, evita di applaudire i partigiani e tutti coloro che lottarono per riportare la libertà e l’onore perduti ma vede spesso e volentieri esponenti e simpatizzanti del suo partito commemorare i repubblichini, ossia i fascisti che si schierarono con una staterello fantoccio che si rese responsabile di orrendi crimini, come le stragi nazi-fasciste dimostrano.
Eppure se Giorgia Meloni fosse sincera dovrebbe dire poche ma chiare cose.
La prima: il fascismo fu una dittatura criminale che, come ha detto il presidente Mattarella, non ebbe meriti.
La seconda: il 25 aprile si festeggia la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo e da ora in poi anche lei tributerà gli onori dovuti ai partigiani e a tutti coloro che combatterono contro l’occupazione nazi-fascista.
La terza: tutti i dirigenti e militanti che parteciperanno a celebrazioni in ricordo della Marcia su Roma, di Mussolini e del fascismo saranno espulsi dal partito.
Tutto il resto è fuffa.
Ora le parole di Giorgia Meloni saranno più chiare. Ecco cosa ha scritto. 

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Reputo un segno di grande considerazione per Fratelli d’Italia l’editoriale dedicato ieri a noi da Galli della Loggia. Il professore afferma che Fratelli d’Italia potrebbe presto essere il partito di maggioranza di un governo di centrodestra e pertanto chiamato a guidare la Nazione. Già il fatto che il Corriere della Sera reputi «probabile» questa ipotesi rappresenta di per sé una piacevole notizia. Non condivido però il resto dell’analisi fatta. FdI non avrebbe una classe dirigente all’altezza del compito, come fu per il M5S. Il paragone però non regge. E non solo perché siamo l’unica forza politica a non aver governato con i grillini, ma perché siamo entità del tutto diverse. FdI ha una grande profondità fatta da esponenti, a tutti i livelli, con una lunga storia politica, esperienze amministrative, impegno studentesco, radicamento associativo. Nessuna improvvisazione dalle nostre parti. Così come dispiace che anche Galli della Loggia ripeta l’infondata tesi secondo la quale dovremmo cominciare a «studiare i problemi e a declinarne le soluzioni».

Senza polemica, ma sarebbe bastato leggere i programmi del partito, le tesi congressuali, le numerose proposte di legge depositate e le battaglie portate avanti da anni. Si possono contestare nel merito le nostre posizioni, ci mancherebbe, ma non sostenere che non siano esplicitate in modo chiaro. Ed è a queste tesi, serie e concrete, portate avanti con tenacia, senza ondeggiamenti, che Fratelli d’Italia deve il suo successo. È questo l’elemento che spesso sfugge nelle analisi sul nostro conto. FdI pagherebbe inoltre, secondo Galli della Loggia, l’avversione della «classe dirigente del Paese» per una motivata, a suo giudizio, «pregiudiziale antifascista». Le cose sono ben più complicate di così. È verissimo che FdI non è organico all’attuale sistema di potere e di influenze che governano la macchina dello Stato. Ne andiamo fieri. È il Pd il partito del «Deep State», come lo chiamerebbero gli americani, quello che rappresenta la difesa dello status quo in Italia e in Europa.
FdI è invece una forza che chiede cambiamento e rinnovamento. Non abbiamo l’ostilità della classe dirigente della Nazione: guardano a noi con speranza moltissimi magistrati, dirigenti pubblici, servitori dello Stato, accademici. Siamo il terrore però di chi vive di rendite di posizione, del «sistema Palamara», di chi percepisce pensioni d’oro immeritate, di chi fa carriera per la sua faziosità e non per i sui suoi meriti. E sì, lo sappiamo che tenteranno con ogni mezzo di impedirci di governare e cambiare le troppe cose che non vanno. Lo stiamo vedendo a Roma davanti all’ipotesi di avere come sindaco della Capitale una persona preparata e con il supporto popolare come il professor Enrico Michetti, che potrebbe finalmente liberare Roma dalla palude di affarismo e malagestione nella quale è precipitata.
«FdI non deve ogni volta sviare il discorso sul fascismo». Mi sorprende sentir ripetere questa affermazione anche da una persona colta come Galli della Loggia. Il fascismo non è una «peculiarità» italiana. L’intera Europa è stata coinvolta e travolta dalla furia ideologica di nazismo, fascismo e comunismo. Si è voluto affrontare in modo definitivo la questione nel 2019 con un atto di grande coraggio: la Risoluzione del Parlamento Europeo sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa con la quale si condannano tutti i totalitarismi del ‘900. L’abbiamo votata senza alcuna esitazione insieme ai conservatori, ai popolari, ai socialisti, ai liberali di tutta Europa. Solo l’estrema sinistra europea e la sinistra italiana tutta, Pd compreso, hanno avuto problemi a seguire questa strada. L’eccezione in Europa in tema di rapporto con il passato e con i regimi totalitari riguarda la sinistra italiana, non Fratelli d’Italia. È tempo che la politica italiana faccia i conti con questa anomalia che rischia di marginalizza la nostra Nazione nel contesto internazionale“.

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