L'accusa dei Socialisti europei a D'Alema: "Deve restituire 500mila euro"

All'ex premier contestato l'incasso di 10 mila euro al mese da presidente della Feps. La difesa: "Le mie prestazioni valutate da una società"

Massimo D'Alema
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13 Maggio 2021 - 09.44


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La Fondazione degli studi progressisti (Feps) ha fatto causa al suo penultimo presidente, Massimo D’Alema, per la restituzione di circa mezzo milione di euro, somma che non sarebbe mai stata versata dall’ex premier alle casse della fondazione.
La citazione in giudizio è stata depositata una settimana fa presso il Tribunale civile di Bruxelles.
Secondo i nuovi vertici della Feps, D’Alema avrebbe intascato illegittimamente oltre 500mila euro. A confermare tutto è proprio l’Associazione in questione attraverso il suo segretario generale, Laszlo Andor: “Abbiamo presentato l’azione legale venerdì scorso”. 
E l’ex leader dei Ds, ascoltato al telefono, risponde: “Iniziativa immotivata. Andremo in giudizio e poi sarò io a chiedere i danni. Di certo è una vicenda che davvero mi amareggia”.
L’ex segretario diessino viene eletto presidente della Fondazione legata al Pse nel giugno del 2010.
Per tre anni quella carica viene svolta senza percepire alcuna remunerazione. Del resto tutti i suoi predecessori e l’attuale successore, la portoghese Maria Joao Rodrigues, non hanno mai ricevuto compensi. 
Dal 2013 però – da quando D’Alema non è più parlamentare – e fino al 2017 – quando abbandona la Fondazione dopo uno scontro con l’allora segretario del Pd Matteo Renzi- viene introdotta una novità. Un contratto siglato insieme all’allora Segretario Generale della Fondazione, il tedesco Ernst Stetter, per circa 120mila euro l’anno. 
Di quel contratto, però, nessuno sa niente: non viene mai sottoposto all’attenzione dei suoi organismi dirigenti, né al Bureau né all’Assemblea. Da notare che la Feps è registrata in Belgio come Associazione senza scopo di lucro e il Bureau equivale ad un Consiglio di amministrazione di una società.
Per D’Alema – che si è affidato allo studio legale Grimaldi – tutto è regolare: “Non è vero che [il contratto] doveva passare all’esame del Bureau. Non hanno nemmeno voluto ascoltare il segretario dell’epoca, Stetter.
Lui aveva proposto di pagare le mie prestazioni intellettuali. Che ho fatto valutare da una società ad hoc: valgono di più di quel che mi hanno dato. E alla Feps ho anche regalato un libro senza pagare i diritti”.

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