Dopo le proteste di 'Io Apro' Mario Draghi studia alcune riaperture per ripartire

Le manifestazioni in piazza mettono pressione al premier: chiesti al Cts protocolli meno rigidi. Intanto infuria la polemica per la mancanza di vaccini

Mario Draghi
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13 Aprile 2021 - 07.24


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Sotto la pressione delle proteste in piazza di ‘Io Apro’ a Roma, il premier Mario Draghi spinge sulle riaperture per consentire al Paese, alle prese con l’emergenza Covid e le varianti che accelerano la corsa del virus, di ripartire seppur gradualmente.

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Scontri e bombe carta lunedì a Roma, con i manifestanti che hanno tentato, invano, di sconfinare verso Palazzo Chigi. Blindati, transenne e strade chiuse attorno agli obiettivi ‘sensibili’. Il centro della Capitale vive un lunedì letteralmente sotto assedio, petardi e cori -libertà’, ma anche ‘dignità’- infiammano le piazze.

San Silvestro dista poche centinaia di metri dalla sede del governo: le grida, le sirene e il rumore dei petardi raggiungono distintamente Palazzo Chigi. Mario Draghi è al lavoro, arrivato di buon mattino. Tra i primi incontri di giornata quello con il ministro all’Economia Daniele Franco.

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Tanti i dossier caldi sul tavolo, a partire dal Def e dal nuovo scostamento di bilancio attesi già in settimana in Consiglio dei ministri. Ma anche la partita del Recovery da chiudere entro fine mese e quella, scottante, delle riaperture.

Il presidente del Consiglio sa bene, come ha detto lui stesso la settimana scorsa in conferenza stampa, che i veri ristori, quelli economicamente più vantaggiosi, sono le riaperture.

Che devono avvenire sì in sicurezza -la condizione sine qua non per tirare su le saracinesche- ma anche essere economicamente vantaggiose. Per questo avrebbe chiesto al Cts, al lavoro sulle regole per riaprire quando sarà possibile farlo, di lavorare su protocolli ‘meno rigidi”.

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Regole che tengano conto anche della sostenibilità di alcuni settori falcidiati dalla pandemia. Con una sorta di benchmark dei comparti più in affanno, per fissare delle asticelle, dei parametri -e in questo dovrebbe essere coinvolto anche il Mef- che consentano di evitare misure anti-economiche. Insomma, le riaperture devono essere sostenibili, reali e non solo di facciata, la raccomandazione del presidente del Consiglio, spiegano fonti di governo all’Adnkronos. E consentire effettivamente a chi rialza la saracinesca di poter ‘far cassa’.

Si pensi solo ai settori del turismo, della cultura, delle fiere, delle palestre o dell’organizzazione dei matrimoni. Lì i numeri -a partire da meno o più ingressi- possono davvero far la differenza: se i rischi sanitari sono sotto controllo, per Draghi occorre osare di più.

Si ragiona anche su questo. Il Cts potrebbe adottare una strategia di riapertura ‘step by step’, allentando le maglie man mano che la situazione epidemiologica lo consentirà e la campagna vaccinale sarà a buon punto.

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Presto, molto presto, il numero di dosi somministrate entrerà a far parte dei parametri di cui tener conto per passare da una fascia di colore all’altra. Nel pomeriggio arrivano a Palazzo Chigi il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, e il ministro della Salute Roberto Speranza.

A stretto giro fa capolino nella sede del governo anche il commissario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo, reduce di uno scontro a distanza con il presidente campano Vincenzo De Luca, pronto a trasgredire le linee-guida imposte ai governatori sulle vaccinazioni e ad abbandonare il fronte delle Regioni. A far scoppiare la miccia, la decisione del presidente dem di distribuire le dosi -una volta vaccinati gli ultraottantenni- non solo dando priorità alle età più avanzate, ma facendo passare avanti anche i settori economici.

Un percorso sul quale arriva netto l’altolà di Figliuolo: “Non ci saranno deroghe – ha messo in chiaro il commissario – La campagna di vaccinazione deve proseguire in modo uniforme a livello nazionale, senza deroghe ai principi che lo regolano”. Si litiga anche sulle isole Covid free.

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Ma intanto la campagna di somministrazioni subisce un’importante battuta d’arresto, o meglio viene sconfessato l’obiettivo difeso in queste settimane, quello delle 500mila dosi al giorno a fine aprile. Soprattutto a causa dei ritardi e dell’insufficienza di dosi, si passa a quota 315 mila ogni 24 ore tra il 15 e il 22 aprile, quando in Italia arriveranno circa 4,2 milioni di dosi tra Moderna, Pfizer e J&J, un quantitativo senza precedenti.

Eppure per il mezzo milione di dosi al giorno, con ogni probabilità, ci sarà ancora da attendere.

 

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