Fratelli d'Italia continua a crescere nei sondaggi. Risale il Pd, ma...

Nella Supermedia Agi/YouTrend trovano conferme le tendenze delle ultime settimane, con Forza Italia staccata nel blocco di centrodestra e il M5s che torna al 17%

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni
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9 Aprile 2021 - 07.57


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Si aprono scenari diversi dagli scorsi mesi. La Lega è in lieve calo anche oggi, scende di poco sotto il 23% confermando il dato della scorsa settimana. Una discesa graduale ma abbastanza continua, perfettamente speculare alla crescita di Fratelli d’Italia, che si consolida al terzo posto con il 17,2% (+0,3 in 15 giorni).

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Al secondo posto c’è il Partito Democratico con il 18,6% (+0,6 nelle ultime due settimane) che continua a beneficiare di un “effetto Letta”; ma va detto anche che, per quanto l’elezione di Letta a segretario abbia risollevato i consensi dei democratici, crollati in seguito allo “shock” delle dimissioni di Nicola Zingaretti, il PD ancora non è tornato sui valori immediatamente precedenti a quelle stesse dimissioni (il 4 marzo, infatti, il PD era al 19,2%). Infine, si consolida il buon momento del Movimento 5 Stelle, che recupera un altro decimale salendo al 17%. 

I primi quattro partiti si stanno pian piano riavvicinando: ad oggi tra il primo e il quarto partito ci sono solo 5,9 punti percentuali, un margine mai così ridotto e che prefigura una competizione sempre più accesa con possibili ripercussioni anche sulla stabilità del Governo (di cui fanno parte tutti ad eccezione di FDI). Dietro, c’è quasi il vuoto: Forza Italia è il quinto partito, ma scende al 7,5% e quasi 10 punti lo separano dal M5S. Ancora più giù Azione, mentre Italia Viva torna appena sopra il 3% (per la gioia di Matteo Renzi, che all’indomani del suo incontro con Enrico Letta ha ironizzato sulle percentuali che i sondaggi assegnano al suo movimento) e Sinistra Italiana, con tutti gli altri sotto il 2%. La competizione si appresta a farsi sempre più accesa, ed è inevitabile che segua i temi al centro dell’agenda. In quest’ultimo periodo, comprensibilmente, uno di questi temi riguarda il prolungamento delle restrizioni anti-Covid e la riapertura delle varie attività economiche. La discussione non è nuova, così come non lo sono – mutatis mutandis – gli attori in campo e le rispettive posizioni in merito. Così, se da un lato a premere per le riaperture ci sono i partiti di centrodestra capitanati dalla Lega, dall’altro i partiti dell’ex maggioranza giallo-rossa professano maggior cautela, confortati dalle parole dello stesso premier Mario Draghi. Ma, negli ultimi giorni, il tema si è fatto ancor più pressante, anche vista la crescente esasperazione di tanti italiani sfociata nella manifestazione di protesta (con tanto di momenti di tensione con le forze dell’ordine) di qualche giorno fa ai piedi di Montecitorio. Quel che è certo è che la netta maggioranza degli italiani (circa i due terzi), se potesse scegliere, deciderebbe di non prolungare le restrizioni in vigore, e di riaprire il prima possibile. La pensa così il 64% secondo Euromedia e il 66% secondo.

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Se ci fermassimo a questi numeri, però, non avremmo il quadro completo. È del resto abbastanza ovvio che, se la diffusione del virus tornasse entro certi livelli, le riaperture sarebbero conseguenti. Ma in questo momento, con i bollettini quotidiani che continuano a rilevare centinaia di morti al giorno, non sembra di essere ancora arrivati a quel punto. E gli italiani sembrano esserne consapevoli: il 61%, secondo un sondaggio di Antonio Noto per il Quotidiano Nazionale, si dichiara genericamente a favore delle restrizioni per contenere la diffusione del virus, a fronte di un 27% di contrari. Più nel dettaglio, la rilevazione più recente di SWG mostra come soltanto un 20% di italiani giudichi “eccessive” le attuali restrizioni, contro un 32% che le ritiene “adeguate” e un 39% che le reputa addirittura “insufficienti”.

Secondo lo stesso sondaggio, tuttavia, il 39% degli italiani afferma che sia venuto il momento di allentarle (percentuale che supera il 50% tra gli elettori di Lega e FDI). Nel complesso, però, gli italiani orientati a mantenerle (34%) o persino a inasprirle (27%) sono in numero maggiore. Interessante notare come, in entrambi i casi, gli elettori del M5S siano i più “allarmisti”, ovvero quelli più propensi a ritenere che le attuali restrizioni siano “insufficienti” e vadano inasprite. Infine, secondo un sondaggio condotto da Euromedia circa 10 giorni fa, sono più numerosi gli italiani che si riconoscono nella linea Draghi-Speranza (riaprire solo se e quando i dati epidemiologici lo consentiranno) rispetto a quelli che chiedono venga fissata una data certa oltre la quale riaprire, in parallelo all’andamento della campagna vaccinale: i primi sarebbero il 45,3%, mentre i secondi il 40,2%.

I numeri che abbiamo visto descrivono un’Italia sì divisa, ma con una prevalenza neanche troppo lieve dei “prudenti” rispetto agli “aperturisti”. La cosa sembra in qualche modo riflettersi anche sugli orientamenti politici. Nonostante continui a sussistere una – netta – prevalenza dei partiti di centrodestra nelle intenzioni di voto, infatti, i leader principali dello schieramento giallo-rosso “rigorista” sembrano godere di un credito superiore rispetto a quelli di centrodestra: da alcune settimane, ad esempio, Ipsos rileva come vi siano più italiani che preferiscono un governo guidato da Enrico Letta (PD) e Giuseppe Conte (M5S) rispetto a quelli che invece preferirebbero Matteo Salvini (Lega) e Giorgia Meloni (FDI).

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