Cacciari sulla crisi di governo: "Pareggio Conte-Renzi o Mattarella chiamerà Draghi"

Il filosofo ed ex sindaco di Venezia: "Conte ter è la soluzione del meno peggio. Mattarella chiamerà Draghi solo sull'orlo del baratro"

Massimo Cacciari
Massimo Cacciari
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2 Febbraio 2021 - 11.04


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Massimo Cacciari ha commentato la crisi di governo, sottolineando come siamo di fronte a un bivio che va risolto al più presto.

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“Forse le elezioni sarebbero la soluzione più giusta, ma in una situazione del genere Mattarella non scioglierà mai le Camere. Se non riusciranno a fare il governo, Mattarella farà come Napolitano nel 2011, prenderà Draghi e lo costringerà a fare il Presidente del Consiglio. Draghi può venire soltanto se siamo sull’orlo del baratro. Per questo io spero nel Conte ter perché è la soluzione meno peggio. Da questa crisi penso che si esca 1-1 palla al centro e si riprende tale e quale dal punto in cui avevamo cessato, questa mi pare l’ipotesi più credibile. Se non è così, vuol dire costringere Mattarella ad un’operazione come quella di Napolitano nel 2011”.

Poi aggiunge: “Bisognerebbe che anche le forze politiche lo riconoscessero e spiegassero alla gente dove stanno le difficoltà. Che discutano dei programmi e delle differenze dopo un anno e mezzo che stanno insieme ha dell’incredibile”.

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“Renzi non mi pare riesca a far fuori Conte, Conte non riesce a far fuori Renzi, quindi è probabile che si finisca come si è partiti, senza peraltro decidere nulla. Speravo che Zingaretti mettesse mano a questa situazione, ma è stato travolto dalla crisi dell’estate del 2019 e poi dal Covid. Forse l’intenzione buona l’aveva, ma non è riuscito a realizzare assolutamente nulla”, ammette l’ex sindaco di Venezia.

Anche sul Mes, “non si giungerà a nessun risultato, comunque vada a finire la crisi. Qui si tratta di resti di partiti che cercano un proprio straccetto di identità senza riuscirci”. 

“Questo è un governo che è stato aggrappato al covid, altrimenti sarebbero andati a casa un anno fa”, continua Cacciari.

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“Quando finirà il blocco dei licenziamenti e l’Inps dichiarerà che non può sostenere ancora un aggravio di cig del genere, è evidente che a quel punto le tensioni sociali esploderanno. L’antipolitica e il populismo che abbiamo conosciuto si ripresenterebbero molto più organizzati e più rafforzati″, conclude.

 

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